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Full text of "animulae - le toscane profumano di limoni di G.L. Tannamori, versione testo completa"

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le toscane profumano di limoni 


o 

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O 


animulae 


Un caro e sentito ringraziamento ai lettori, 
al signor Osvaldo Cavandoli per il disegno 
in copertina e a chi ha generosamente 
collaborato alla realizzazione di animulas. 


animulae 


le toscane profumano di limoni 


di G. L. Tannamori 


Snimulse le toscane profumano di limoni di G.L. Tanna mori - www.animulae.it 


D io 


8nimulae le toscane profumano di limoni di G.L. Tannamori - www.animulae.it 


Lungolago. 
Una panchina. 

Una panchina, sotto degli alberi con 
dei limoni che sembrano stelle, un 
angolo di paradiso, 
ti siedi. 

La panchina è una delle cose più 
buone del mondo, accoglie in ogni 
momento senza chiedere niente in 
cambio, la sedia è più opportunista, c'è 
sempre un trucco. 

Ben inchiodato sui comodi legni, avvi- 
cini distrattamente il destino. 
Caterina non ti guarda, la sua timidezza 
è preziosa come la luce per un germoglio. 
L'abbandono totale 
immediato 


incondizionato 

è l'atto di fiducia che desideri 
le sorridi dolcemente come si sorride 
ad un neonato e con lo stesso effetto. 
Vorresti dirle una frase di circostanza 
tipo: buongiorno, scusi, benvenuta, 
lei è bellissima; 

oppure lanciarti con tecnica esplosiva: 
mi sono pazzamente innamorato di te, 
vuoi essere mia? 

Pensi a qualcosa d'originale: scusi, ha 
da accendere? 

Non ti risponde, è leggermente tesa, la 
sua prima volta, si capisce. 
Caterina sa che non ha altre possibili- 
tà, se getta l'attimo, rischia di invec- 
chiare e consumarsi senza vivere. 


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La guardi con desiderio, le piace. 
La tocchi 

si lascia accarezzare. 
Il resto del mondo se esiste è per voi. 
Servono solo: buona costituzione fisica, 
ambiente sereno, libertà di movimento 
idee ed espressione, capacità di inten- 
dere e volere, una bella giornata, un 
bel posto, non avere niente da fare. 
Lei è una di quelle lunghe, grandi, 
scure, piene, morbide, profumate, per- 
fette foglie di tabacco ripiena d'altre 
foglie meno vanitose: una splendida 
signora sigara. 

Non si sceglie di fumare una signora 
sigara, ma insieme si decide di conce- 
dersi un momento importante, molto 


importante. 

È una sigara toscana originale, eccel- 
lente come Michelangeli, delicata 
come Baggio. Una di quelle signore 
sigare che quando sono con te, anche 
se non c'è nessuno, ti senti osservato. 
Caterina è ansiosa, la tagli senza 
esitare 

-Ahi! Piano, mi hai fatto male! - 
Non rimane che accenderla. 
"Poca favilla, gran fiamma seconda", 
l'accendi e se sai tenere il tempo, 
t'immergi in un godo eterno. 
Assapori le prime boccate, il fumo 
esce rapido e si fa notare con acrobazie. 
Vuoi essere anche tu così leggero, 
volare tra le cose più care, diventare 


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imprendibile. 

Cominci a sentirne i primi effetti. 
Quelle foglie si trasformano in aromi, 
entrano in te per andarsene in vo\° 
- Baciami! - 
Dice severa. 

Ha ragione si sta spegnendo. 
Per un fumatore di sigara, farla 
spegnere è come avere una crisi 
d'asma. 

La baci, riprende il suo calore. 
La sigara non si lascia fumare facil- 
mente, ci vuole attenzione. Devi 
accenderla negandole l'evidenza del 
fuoco finché non brucia perfettamente, 
poi, domarla con sicurezza, facendole 
capire che arriverai fino in fondo. 


Caterina è splendida, brucia con pas- 
sione, si lascia consumare docilmente, 
è così che si rende felice un uomo. 
L'avvolgi con le labbra, quelle del 
primo bacio, la vita si azzera. 
Caterina è venuta al mondo con il 
rischio di incontrare un primitivo che 
l'accende, non per fumarla, ma per 
fumare, sprecherebbe la sua ragione 
d'esistere. Di te si fida, ha trovato 
il gancio giusto, insieme vi godete il 
panorama. 

I colori del lago di Garda sono bellissimi 
e irripetibili, ci sono giornate in cui sei 
talmente stupito da quello che vedi che 
l'unico pensiero è: . 
Panorami tanto belli non sono ovun- 


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que, lei Iosa. 

Per farla sciogliere di piacere, muovi 

leggermente la testa per moltiplicare i 

riflessi del sole sull'acqua. 

- Ancora - 

sussurra Caterina. 

Ti concentri su quel luccichio d'onda 

che l'ha colpita, vuoi ritrovarlo. 

Ne passano miliardi ma non quello, la 

tua pupilla naufraga, ti perdi. 

Mentre vi fumate, non siete immobili 

sulla panchina, vi muovete a gran 

velocità sull'asse della terra che gira a 

gran velocità intorno al sole, lassù nel 

cielo blu, blu, blu. 

Non siete mai stati così veloci, non è la 

stessa cosa pensare d'essere fermi ed 


invece volare sparati nello spazio, su 
una piccola "aiuola che ci fa tanto feroci". 
Caterina ti scivola, silenziosa, nella 
carne, non vuole disturbare. 
Lo vedi arrivare. 
Si siede vicino a te 
osa farlo. 

È biondo con un corpo in crescita che 
sfugge alla pelle, timidissimo e troppo 
educato per nasconderlo. 
Non ti guarda, se ne sta immobile, 
silenzioso, è molto bello, ricorda un 
disegno a matita di un angelo, fronte e 
sopracciglia alte, occhi sereni. 
Sei a disagio. 

Inspiri potente, gli soffi addosso lo sca- 
rico turbo/gassoso, una leggera brezza 


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di vento vigliacco devia il lancio. 

Si nasce fortunati. 

Sei sempre più imbarazzato, assorto 

nei pensieri non ti sopporti più. Il tuo 

rapporto con Caterina è disturbato da 

un ragazzino insolente e educato che 

osa sfidarti. 

Gli dedichi una lunghissima occhiata di 

sfida, poi lo ignori. Senti il tocco dei 

suoi occhi, ti giri e dice 

- allora? - 

-Allora cosa? - 
Rispondi gentilmente, non vuoi dargli 
l'impressione d'essere turbato. 
Ti guarda stupito, ti senti stupido. 
Non vuole aggredirti o provocarti e 
neppure rompere un silenzio diventato 


imbarazzante, è arrossito per le tue 
parole, quel ragazzino è un dolcissimo 
bastardino. 
Che cosa pensa? 

Penserà che Caterina è strana e tu 
ancora di più, penserà che siete due 
dissoluti perché il fumo fa male, avve- 
lena anche te diglidismettere. 
Penserà che sei un idiota ad avergli 
risposto in quel modo, penserà. 
Ti stai innervosendo. 
Posi la mano con Caterina sulla panca 
e ti accomodi nell'attesa. 
Finalmente ti risponde: 
- niente. - 

Un niente nuovo, sereno e limpido. 
Sono anni che non senti una cosa così 


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dignitosa, quella risposta aumenta 
l'imbarazzo di fronte a quel cherubino. 
Caterina guarda come un lampione, 
quel piccolo principe è atterrato sul tuo 
pianetapanca. 

Mentre sistemi per bene Caterina tra le 
labbra e pensi a cosa dirgli, lui ti ruba 
il tempo, come uno sprinter che provo- 
ca una falsa partenza, pum pum. 
- Sei qui da solo? - 
Ti dice improvvisamente. 
Cielo! 

Hai sentito e capito benissimo, quello 
che ti vuole dire è semplicemente 
"solo!" 

L'intruso vuole starti vicino. 
Solo??? Non vede che stai aspettando? 


Solo???? Porti dentro te cose che lui 
non può neanche immaginare, bastioni 
in fiamme al largo, i raggi beta balenare 
nel buio alle porte, amori sfiniti, luoghi, 
tramonti, albe, tutti questi ricordi si 
perderanno come lacrime nella pioggia, 
is taim tu diiiiid. 

Sì, forse sei solo. Solo vero! Come un 
vecchio che muore solo al sole in 
un'isola isolata. 

- No, sto aspettando Dulcinea, 
Dulcinea da Nubicuculia - 
gli rispondi con sicurezza. 
Ti guarda con piacere, il nome lo colpi- 
sce 

- è la tua fidanzata? - 
La sua serietà si scioglie in un attimo, 


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pronuncia fidanzata come un segreto. 
Finalmente una boccata con sollievo 

- sì, è la mia gabbiana - 

- viene da sola? - 

- Sì, viene da sola. - 

Che cosa pensa quel piccolo parassita? 
Di provarci con le amiche di Dulcinea e 
con la scusa delle amiche, anche con 
la tua gabbiana? 
Caterina tace curiosa. 

- Non ho mai conosciuto una gabbiana 
vera - 

- Dulcinea è molto timida - 

- mi piacciono i gabbiani, volano liberi. - 
Baci Caterina una, due, tre e altre 
volte. 

Quei gabbiani volano alti sopra di voi, 


volano veloci nelle loro acrobazie, 
volano sereni perché Dio provvede da 
sempre a sfamarli, ma niente è più 
indicato di volano liberi. 
Guarda i gabbiani, sembra dimenticarsi 
di te, la scia del fumo è l'unica cosa 
che vi lega, ti senti inutile. 

- Sta arrivando? - 
-Chi?- 

- Dulcinea! - 

Non dici più nulla, dondoli la schiena e 

il collo, l'unica cosa che ti preoccupa è 

di sbarazzarti del nibelungo. 

Gli soffi addosso tutto il fumo che hai in 

corpo. Ti gonfi e ti rigonfi, Caterina è 

incandescente e felice. 

Studi attentamente la direzione dei 


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venti, stai per centrarlo in pieno, quando 
ti chiede 

- è tanto che vi conoscete? - 
Cielo, rompe ancora le palle. Lo guardi 
senza convinzione con lo sguardo più 
cattivo che hai. 

Forse vuole solo parlare, cerca una 
scusa per dire qualcosa, per passare 
un po' di tempo. 

Conoscere qualcuno, temi la tua rispo- 
sta, non sei disposto a trattarlo con 
superficialità. 
Conoscersi: la domanda. 
L'amore è figlio della conoscenza, 
qualcosa, qualcuno, qualche secolo fa. 
Sdiie sdaaaa sduuu sdieee 
Oppure è la conoscenza che è figlia 


dell'amore? 

O sono la stessa sferica cosa? 

Ci sarebbe solo da tacere. 

Taci. 

Un po'. 

Sciuuu sceee sciiiaaa 

Caterina, compagna fedele, per 

consolarti, si avvicina e allontana dalle 

labbra come una danzatrice del ventre. 

Conoscenza e amore, cielo! Perché 

non sei greco e antico, inventi una 

parola come coamorenza e la usi per 

primo, gli altri si attaccano. 

Sciiia sciuuu sceeee scieee: 

le onde da sempre. 

Il primo da conoscere sei tu, non sai 

rispondere. 


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Lo guardi, giovane, fresco, curioso, 
bello, ricco, pieno di pace, candido, 
l'esatto opposto di come ti senti, un 
cane che si morde la coda. 

^9 dei bellissimi riccioli bfoncff 
aterina sta svanendo 
v Uoi essere al suo posto 
s c/'eee scieee scieee 


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(inizia tutto mercoledì. Un mercoledì 
da lenoni, uguale a martedì, lunedì, 
giovedì, venerdì, sabato e, a volte, 
domenica. Arrivo nel mio ufficio con i 
soliti 30 minuti d'anticipo. Giulia, una 
segretaria dei piani di sotto, tutte le 
mattine ne approfitta per scroccare la 
colazione al mio bar personale, un bar 
molto intimo. Ha un fisico perfetto, sui 
40, sempre tirata da scena, profumata 
di caldo, discreta, delicata, e molto, ma 
molto pratica, la mia vestale. 
Eliminando movimenti e parole inutili, 
da quando la frequento, sono riuscito a 
recuperare 13 minuti dalla colazione, 
inizio il lavoro sempre più lanciato. Più 


la imbriglio in regole come: non fare 
domande, non pretendere, non giudi- 
care, più i suoi occhi diventano languidi, 
non la sopporto pppiù. Giulia, divorzia- 
ta con due figlie, è una delle 312 
impiegate dell'azienda dove lavoro: 
l'Allergich spa, multinazionale specia- 
lizzata nella produzione di vaccini 
antiallergici. 

Dirigo la sezione "gestione media". Ho 
un ufficio panoramico, grande come 
un appartamento e una segretaria 
personale, Clara. Il mio ruolo è di pro- 
muovere le allergie a qualsiasi cosa, 
preparo i discorsi che gli specialisti in 
allergie faranno sui mezzi d'informa- 
zione e organizzo le loro interviste. 


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Le allergie si diffondono, l'Allergich 
fornisce i vaccini, sperimentati ed effi- 
caci, che hanno un'unica, magica, 
innominabile, segretissima componen- 
te: H2C 

I miei classici sono: allergie ai pollini, 
dermatiti allergiche e da contatto, aller- 
gie e intolleranze alimentari, allergie a 
farmaci, riniti, allergie alle polveri 
ambientali e alle muffe, allergie al vele- 
no d'insetti e agli insetti, dermatiti da 
metalli nobili, da metalli quasi nobili, da 
prodotti della gomma, da cosmetici. 
Per preparare i discorsi degli speciali- 
sti, utilizzo gli oroscopi di maga 
Brunilde, sostituisco ai segni zodiacali 
di luna cattiva le allergie che devo pro- 


muovere. 

La bilancia diventa: "Nelle dermatiti 
causate dai fluidi organici, gli stati 
d'animo risentiranno della condizione 
fisica, converrà sottrarsi da obblighi di 
scarsa importanza e riposare per 
rafforzare le difese organiche". 
Gemelli: "Nell'allergia all'acaro lepi- 
doglyphus destructor, il mondo interiore 
sarà scosso da fermenti come un vul- 
cano in attività. Dopo le iniziali e non 
lievi sensazioni di scontentezza, emerge 
l'audacia che consente le grandi scelte. 
Ma la razionalità sarà comunque d'ob- 
bligo per evitare errori". 
Toro: "A causa dell'intolleranza alle 
polveri, la vita interiore sarà molto 


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influenzata dall'atmosfera dell'ambiente 
in cui si vive. Le difficoltà renderanno 
insicuri e indecisi. È consigliabile non 
cercare sostegni, ma puntare sulle 
proprie risorse per rendere efficiente la 
vita pratica. Cosa succederà? Molti 
impegni di lavoro, passeggero calo del 
tono fisico a metà mese". 
L'idea di utilizzare gli oroscopi mi viene 
nella sala d'attesa del mio psicanali- 
sta. Si sente l'oroscopo settimanale di 
maga Brunilde dalla radio. Mentre 
descrive le disgrazie del toro, che in 
quella settimana è di una sfiga cosmica, 
entra una signora. La signora ascolta 
attentamente e mi chiede preoccupata 
- mi perdoni, sa di che malattia stanno 


parlando? Sembrano i miei sintomi - 

- mi dispiace, non lo so, non stavo 
ascoltando - 

si agita, è terrorizzata da quello che 
sente, maga Brunilde presenta i gemel- 
li e mi chiede ancora 

- mi scusi, sa che programma era quel- 
lo di prima? - 

- Un programma sulle allergie - 
rispondo, il lavoro è lavoro 

- lo immaginavo. - 

Il caso aiuta la mente preparata, del 
dirigente. Da quel momento le mie 
campagne di promozione delle allergie 
diventano una garanzia. 
Le campagne sono pianificate da anni 
e seguono le stagioni: pollini in prima- 


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vera, alimentari in autunno, polveri in 
inverno, insetti e veleni d'insetti in 
estate. L'effetto sul pubblico è potente, 
abbiamo a che fare con centinaia di 
migliaia d'allergici veri e con milioni 
d'allergici convinti. 

Giulia, la mia vestale mattutina, è l'uni- 
ca distrazione. La noto la prima volta, 
grazie a sua figlia, alla cena aziendale 
di fine anno. Giulia al posto del marito, 
porta la figlia più grande, Samantha, 
nomen woman, energia pura. Nel 
vedere lo spettacolo vado subito dalla 
madre 

- buonasera bella signora come sta il 
dottor? - 
Aspetto un nome per individuarla 


meglio, lei invece mi dice 

- le porto sempre la corrispondenza 
estera dottor Matteo, sono Giulia - 

- è un peccato Giulia non potersi 
conoscere in aziende così dispersive - 

- lei mi saluta sempre - 
mi fa notare subito. 

È vero, saluto tutti con gran sorrisi e 
stringo la mano al maggior numero di 
persone. Sono un gran salutatore. 

- Bella la mamma, bella la figlia, 
quanti anni ha la sua perla? - 

- Diciassette - 

risponde Giulia, mentre Samantha 
rimane in silenzio. 

Da una ragazzina di diciassette anni 
che vede un uomo armato contro tutto, 


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posato, riverito, chiedere di lei, ci si 
aspetta solo uno splendido rossore 
verginale. Samantha mi guarda come 
un elenco del telefono. La serata è 
troppo formale per prestare ancora 
attenzione a loro, mi tuffo nelle pubbli- 
che relazioni. Avvicino il nostro consu- 
lente legale, un uomo avvocato, tra le 
altre cose gli chiedo quali sono i rischi 
con le minorenni 

- rischi zero, costi legali under sedici 
enormi, diciassette notevoli, diciotto 
una cazzatina, over diciotto se è roba 
normale la spappoliamo - 

- andare - 

mi fa il segno con la mano di andar- 
mene alla svelta 


- grazie per la consulenza, avwocato - 
- va a cagare dottttttore, non fare caz- 
zate. - 

Uno così è una garanzia. 
Inizio il piano d'avvicinamento. La mat- 
tina attendo in punta Giulia in ufficio. 
La saluto con il suo nome, tre parole 
ed un invito a cena per la sera. Dopo 
la cena, nel riportarla a casa, perde un 
fermaglio per i capelli. Nel cercarlo tra 
i sedili, trova subito altre cose più utili. 
Non ho intenzione di approfittarne, ma 
la digestione mi rende un bambolo di 
gomma. Dopo 50 minuti, Giulia, la 
disidratata, non si calma, per distrarla 
devo solleticarla, le prometto che 
c'incontreremo la mattina in ufficio 


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prima del lavoro. 

Quel mercoledì, quel mercoledì da 
lenoni, mentre Giulia fa colazione, 
arriva un messaggio sul telefonino 
" Matteo sei stato scelto Animula ". 
Mittente anonimo. Penso ad una pub- 
blicità. 

Giulia termina e mi saluta con un bacio 
sulla fronte. 

Esce su un paio di tacchi da 10 cm, la 
gonna urla al mondo il suo gran dolore 
per lo sforzo dei tessuti, la guardo e ho 
un solo pensiero: Samantha. Passa 
mercoledì, uguale a giovedì, venerdì, 
lunedì, martedì, sabato no Giulia. 
Il sabato è il giorno dei dirigenti, mana- 
ger come ci chiamano, si tratta in realtà 


di una leccata da lupi all'Allergich, un 
giorno non retribuito di uno stipendio 
molto generoso, un giorno totalmente 
inutile. 

Rileggo i messaggi della settimana per 
cancellarli, leggo di nuovo 
" Matteo sei stato scelto Animula " 
che cazzata può essere? Possibile 
una pubblicità? Di cosa? Uno scherzo? 
Mentre tengo la mia onnipresenza 
elettronica portatile in mano, rispondo 
ai colleghi sulle linee fisse. Chi mi 
chiama, offre o domanda le solite infor- 
mazioni di tutti i giorni su ristoranti, 
spettacoli, locali, lavoro. Chiedo ad 
ogni collega se il nome Animula gli 
ricorda qualcosa. 


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- Credo sia un locale. Deve essere un 
nuovo farmaco. Non mi dice niente 
ma. Mmmmmm. Non mi dice niente 
però. Mi ricorda qualcosa ma. - 
Grandi manager, grande aiuto. Ho il 
telefonino tra le mani, più lo guardo più 
m'incuriosisce. Mi collego ad internet e 
comincio a cercare. 
Prodotti, nessuno. Animula vagula 
blandula, scioglilingua di Adriano 
imperatore, scartato, troppo vecchio. 
Servizi, nessuno. Ditte, nessuna. Libri, 
ed, tutto il vendibile, poco, quasi niente, 
è strano. 

Scrivo "Matteo sei stato scelto 
Animula". Troppo generico, in un siste- 
ma dove entra liberamente lo scibile 


umano, se non so esattamente cosa 
cerco, rischio di seccarmi. Non rispondo 
alle chiamate dei colleghi, è sicura- 
mente uno dei soliti giri telefonici oppure 
qualche invito a partite di biglie trave- 
stite da sport, come tennis e golf. 
Chiamo il gestore della linea del tele- 
fonino. Non è una loro pubblicità, non 
sono a conoscenza di una pubblicità 
del genere, non è possibile rintracciare 
una chiamata anonima, rivolgersi con 
regolare denuncia alle autorità compe- 
tenti. Bene. Provo ancora tutte le ricer- 
che possibili senza successo. Mentre 
becco sulla tastiera, scrivo nel motore 
di ricerca "Animula" e il mio numero di 
telefono. Booooooom! Una sola pagina 


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di riferimento, senza titolo. Si apre una 
pagina con la scritta 
"Matteo sei stato scelto". 
Bene, bella fantasia, un po' ripetitivi i 
ragazzi, numero di telefono sputtanato. 
Clicco sulle parole, si apre una nuova 
pagina con scritto: 

"Tutto quello che farai sarà a tuo 
rischio e beneficio, non siamo respon- 
sabili di quello che ti potrà succedere, 
nessuna regola, se sei degno rispondi 
alla domanda". 

La parola domanda lampeggia. Questi 
vendono qualcosa, m'incuriosiscono 
con qualche domanda e poi mi pro- 
pongono un libro sulle composizioni di 
frutta secca. 


La domanda è: 

"Sei pronto a morire? Sì, no, non so". 
Che boiata. Ho perso tempo per niente. 
Ma vaaa, tu e quell'imbecille che ti ha 
dato il numero. Appare una nuova 
scritta. 

"Hai pensato troppo non sei degno" 
pluffffff. Computer bloccato, lo non 
sono degno? Anche se è uno scherzo 
automatico, mi dà un po' fastidio, 
hanno il mio numero di telefono e 
conoscono il mio nome. Le luci delle 
altre linee lampeggiano discrete. Avvio 
di nuovo il computer e ripeto la proce- 
dura, pronto a rispondere velocemente, 
la domanda cambia. 
"Sei sicuro di vivere? Sì, no, non so" 


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scelgo subito qualcosa a caso, per non 
essere indegno. La risposta: 
"bene potresti essere degno, scrivi un 
indirizzo sicuro". 

Indirizzo sicuro? Questo è sicuramen- 
te materiale porno. Se voglio capire chi 
ha venduto il mio numero di telefono, 
non posso fermarmi. Rimango per ore 
davanti a quella richiesta. Le altre linee 
si stancano, in azienda sono rimasti 
solo i custodi. Nell'attesa, scrivo l'indi- 
rizzo di casa mia e rimango con Clikko 
sulla parola invio, una lievissima 
impercettibile pressione su un tasto, 
un tocco soffiato e autoritario alla 
Horowitz, e la vita cambia. Non lo 
schiaccio io quel tasto. Clikko il 


mouse, mi prende la mano e mentre la 
stringe facendomi male, mi dice 
- omme'merda, tu e il tuo palmo 
sudaticcio, le tue dita egoiste inutili 
unte grasse calde, ho l'angoscia tutte 
le volte che mi tocchi, brutto merdoso 
organico, sono ore che mi tamburelli, 
dito da telegrafo, mano di gomma, mi 
schiaccio io, omme'merda - 
clic, indirizzo, inviato. 
Clic, la vita cambia. 
Passano alcuni giorni, torno dal lavoro, 
nella cassetta postale trovo una busta 
bianca gonfia. Dentro la busta un libro: 
il giovane Holden del signor Salinger, 
nella terza pagina scritto a mano 
"leggi entro domani ore 8.00 la risposta. 


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Animula". 

Ma che boiata è? La risposta a chi e a 
che cosa? Entro domani mattina alle 
8.00. Ore di riposo per leggere un libro 
dai nomi strani mai sentiti. Un libro è 
dalla scuola che non lo leggo. Se quelli 
dell'indegno vogliono giocare, ci sto. 
Mi va di vedere la fine. Non leggo il 
libro: lo ingoio. Non ho mai letto 
qualcosa di simile. Ma questi, cosa 
vogliono? 

Il giorno dopo, ore 7.00, in ufficio con 
due ore d'anticipo, mi collego alla rete, 
le pagine di Animula non esistono più, 
provo inutilmente in tutti i modi. Penso 
ad uno scherzo, il mio primo libro letto 
per gioco. 


Inizia il lavoro. La giornata passa 
annaspando in apnea. 
Ritorno a casa, nella cassetta postale 
di nuovo la stessa busta. Nella busta 
un altro libro, con dedica: 
"entro domani ore 8.00. Animula". 
Sono stanco per la notte precedente, 
le mie quotidiane dieci ore di sonno, 
saltate. Voglio solo tuffarmi sul letto. 
Il libro di Salinger, Alzate l'architrave 
carpentieri, Seymour introduzione, lo 
leggo durante la notte masticando 
gomme che diventano una palla da 
baseball. 

La mattina arrivo in ufficio prima delle 
8.00, mi collego di nuovo alla rete 
senza risultati, sono un ingenuo a 


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farmi prendere in giro così. Forse 
Samantha, lo spero, oppure Giulia, 
qualcuno che mi conosce bene ha 
spedito quei libri con l'intenzione di 
trasmettermi qualcosa. Samantha, 
gelosa della relazione della mamma, 
vuole avvicinarmi con letture scolasti- 
che che l'hanno colpita. Troppo, troppo 
bello! Mi addormento sulla scrivania, 
ho bisogno di riposo, devo preparare 
la riunione del giorno dopo, una di 
quelle dove si parla di tutto e non si 
decide niente. È la riunione mensile 
dei dirigenti, quattordici altri me, ma un 
po' meno importanti e il super mega 
presidente, secondo solo all'inavvici- 
nabile super mega giga presidente e 


azionista di maggioranza che vive a 
Parigi. Sedici persone che per ore 
interminabili si esprimono con calma 
su pareri-di-ipotesi-indicative-di-feno- 
meni-possibili-dovuti-a-contingenze- 
causali e praticano il sumo per 
scegliere i nuovi posti macchina riser- 
vati. 

Ore 22.30 torno a casa consunto, 
scendo dalla macchina col pensiero al 
mio divano-mamma e trovo un'altra 
busta, un altro libro, entro domani ore 
8.00. Cielo! Ma chi paga questi libri? 
Non ho firmato niente, non può essere 
una spedizione in perdita. Ormai sono 
in ballo, non mollo. Sono capace di 
portare specialisti, ricercatori, consi- 


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glieri, direttori, amministratori, dirigenti, 
in giro per tutta la notte, per molte 
notti, senza perdere mai la concentra- 
zione sul mio fine, figuriamoci se non 
riesco a leggere tre libri, mi riposerò 
dopo. Il terzo libro sempre di Salinger, 
Franny e Zooey. Mi butto in quei per- 
sonaggi, neppure la stanchezza infinita 
mi fa crollare. 

Sabato. Ore 8.00, ufficio, messaggio 
sul telefonino 

"tre libri per la soluzione: n1+n2+n3=?" 
Questa volta c'è il numero del mittente. 
La somma di cosa? Ho i libri con me. 
Mi viene come un flash, un odore di 
stranezza, prendo i libri e cerco quelle 
frasi bizzarre senza senso. Si tratta 


dell'innesto di una frase di Animula 
all'interno di una frase del libro. La 
frase di Animula toglie il senso logico 
al racconto, interrompe il periodo che 
dopo ricomincia come se quelle parole 
non ci fossero. In giovane Holden la 
frase è "numero uno ti perdono ma 
non dirlo a nessuno", in alzate 
l'architrave, "numero due la bellezza si 
fa in due", in Franny e Zooey, "numero 
tre Dio è". Spedisco al numero del mit- 
tente, dopo molta esitazione l'unica 
risposta sensata = 321 = alla somma 
dei numeri di pagina dove sono state 
inserite le frasi. Arriva un messaggio: 
"53 minuti" 
è il tempo che ho impiegato a rispondere 


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Sono talmente eccitato che mi scordo 
della riunione delle 9.00. Mentre provo 
a richiamare il numero di Animula, mi 
telefona il solito unto collega, mi avver- 
te che sono in ritardo di 160 secondi. 
Durante la riunione mi preparo sulla 
poltrona sbilanciato in avanti, pronto a 
scattare verso l'uscita, tutti mi guarda- 
no, sento la loro attenzione e una voce 
con un tono un po' più alto del solito 
che dice 

- le ho chiesto dottor Matteo cosa ne 
pensa - 

è il super mega presidente, uno che lo 
sa fare davvero, presidente dell'asilo 
nido nei primi giorni di vita. Non so di 
cosa parlano e nemmeno a cosa è rife- 


rita la domanda. Alzo gli occhi e penso: 
che libri insoliti, "numero uno ti perdono 
ma non dirlo a nessuno, numero due la 
bellezza si fa in due, numero tre Dio è". 
L'aria è equatoriale, l'attesa omicida, 
recito la mia parte: 

- i noostri contatti garantiscono la 
noostra capacità operativa - 

alzo l'indice destro a mezz'aria, fa 
sempre un ottimo effetto 

- ci garantiscono di verificare la 
continua progressione del consolida- 
mento dei miglioramenti della nostra 
società - 

pausa, osservo tutti sul lato destro 

- nostri contatti - 
pausa, lato sinistro 


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- nostra società - 

pausa, guardo il super mega 

- nostri miglioramenti - 

abbasso l'indice, per far capire che ho 
finito. 

Nelle riunioni mi comporto così da 
anni, per questo sono stimato, discorsi 
brevi e precisi, che iniziano con contatti, 
molte volte la parola nostro, finale 
maestoso con miglioramento societario, 
il resto a piacere. Il presidente tira le 
labbra, accenna una smorfia di appro- 
vazione, subito imitata da tutti, e dice 
rivolgendosi al collega al mio fianco 
- bene, lei invece cosa ne pensa? - 
Quando dice "lei" senza il nome, vuole 
dire che non si ricorda chi è, e neppure 


qual'è l'incarico del suo interlocutore. 
Quello che sta recitando il dirigente 
della sezione "ricerca e vacanze" è un 
toro ascendente bilancia. 
Maga Brunilde è una fonte per tutto. 
Scappo al primo cenno di benedizione 
del super mega e telefono ad Animula 
immediatamente. Libero, libero, libero, 
irraggiungibile, crepa fulminato: nome 
Animula, cognome Marconi. 
Forse è una nuova verifica di fedeltà 
dell'Allergici"!. 

Chi ha ruoli delicati la deve superare. 
Sono informato dell'esistenza della 
prova dalla verificatrice; mi fa un'offer- 
ta per passare alla concorrenza 
talmente fasulla che è impossibile 


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crederle, non posso cederle ulterior- 
mente perché Ramona, così si fa 
chiamare, dopo quel tentativo da spia 
della benzina, m'informa dettagliata- 
mente del suo ruolo. Dovrò ringraziarla 
riccamente per la sua sincerità. 
Nel verificare ricorre a tutti gli espe- 
dienti. È bella, affascinante e parte 
avvantaggiata: noi dirigenti siamo tutti 
uomini, comprese le poche donne al 
nostro livello. Se in tre uscite notturne, 
tra proposte di soldi e carriera, alcool, 
sesso da spettacolo, scene compas- 
sionevoli, non riesce ad ottenere qual- 
che cedimento, la prova è passata, 
Ramona scompare per sempre senza 
lasciare traccia. Si sposta continua- 


mente, quando verifica non frequenta 
mai lo stesso locale, mai lo stesso 
albergo, lo stesso vestito, mai lo stesso 
rossetto, lo stesso colore dei capelli, 
shampoo, profumo, le stesse lenti che 
le colorano gli occhi le migliori non 
distinguibili, mai le stesse unghie, 
calze, scarpe. Non posso fidarmi di 
una verificatrice polipa, il suo è sicura- 
mente un quadruplo gioco, il rischio 
altissimo. 

- Ramona perché con me ti comporti 
così? - 

- Ho capito subito che tipo sei, tu sei 
uno da no - 

- cioè? - 

- Hai gli occhi da no - 


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- cioè? - 

- Ma sì, sei uno no, cosa altro c'è da 
capire, sei uno che non tradisce - 

sta recitando male una parte da dop- 
piogiochista 

- Ramona chi è stato l'ultimo che hai 
fatto fuori? - 

- Non chiedermelo queste cose non le 
dirò mai, il prossimo potresti esser tu - 

- con che motivo? - 

- Con quello migliore, ti sei lasciato 
comprare e te lo dico. - 

Capisco cosa devo fare, non per quello 
che dice, che mi condanna in ogni 
caso, ma per quel rigonfiamento sul 
labbro superiore: sembra che ci sia 
una caramella tra il labbro e la gengiva. 


La osservo scientificamente. 
Labbra gommose al collagene, rughe 
ingessate dal botulino, tette aerostati- 
che al silicone, occhi alla blefaroplastica, 
nasino da rinoplastica, pelle del collo 
tirata come quella di un tamburo, glutei 
rifatti, denti splendidamente finti. Cielo! 
Mi viene un dubbio 

- Ramona almeno una cosa me la 
puoi dire, quanti anni hai? - 
- Trentadue - 

ne ha più di 40, lo intuisco dalla sua 
occhiata sotto le lenti a contatto colorate, 
alta, sicura, decisa. Ne dimostra 30. 
Possiede plastica e chimica per un 
valore inestimabile. Indossa indumenti 
e addobbi che venduti all'asta salvano 


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dalla fame un paese povero. È affamata 
di soldi, le serve sempre più manuten- 
zione per il suo fascino seduci-dirigenti. 

- Quanto vuoi? - 
- Dammi il giusto. - 
La pago molto. Giustamente. 
Sono un sopravvissuto, Animula può 
essere un ritorno in nuovo stile di 
Ramona in cerca di finanziamenti per i 
suoi restauri. 

Impossibile, Ramona è troppo pratica 
ed esperta, nella sua borsetta non più 
grande di una mano, c'è tutto il neces- 
sario per tutto, figuriamoci se ricorre 
ad una strategia così complicata. 
Ramona, scartato. 
Provo ancora a richiamare il numero di 


Animula, inutilmente. Forse Animula è 
Giulia. 
Giulia? 

Troppo impegnata: sveglia, prepara 
colazione, prepara vestiti bambina pic- 
cola, chiama Samantha che non si 
sveglia, predicozzo a Samantha "hai 
una faccia da rimbambita sembri una 
di quelle che fanno le cose sbagliate 
non sarai mica sciocca guarda che ti 
chiudo in un collegio nella Svizzera 
tedesca e non ti faccio più uscire fino a 
36 anni", porta bambina piccola e 
grande a scuola, ritorna a casa, cambio, 
assetto da guerra tutti i giorni 1 cm di 
tacco in più e 1 cm di gonna in meno 
in senso longitudinale e 1 trasversale, 


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ufficio, colazione nutriente, lavoro 
ritmo samba, pausa con amiche, 
confidenze, lavoro ritmo merengue, 
esci prendi bambina piccola scuola, 
casa, esci porta a danza, casa, prendi 
grande porta lezioni di matematica 
"professore le dia tanti compiti", prendi 
piccola a danza, nel tragitto fai spesa, 
telefona amica, telefona banca, telefona 
amica, prendi libro per piccolina 
consigliato dalla maestra 12 chili con 
dentro gli animali da cortile vivi che 
cantano e parlano, porta grande 
pallavolo, prendi la grande pallavolo, 
tra porta e prendi la grande pallavolo, 
casa per preparare cena, mangia, 
ginnastica per glutei di ferro, crollo sul 


divano mentre Samantha rovista negli 
armadi, pensierino rassegnato e sod- 
disfatto alla giornata sopravvissuta, 
sonno mortale, ore 3.00 tutto ad occhi 
chiusi spegni televisore con rumori di 
donnine asmatiche, letto; il sabato 
peggio: sveglia ore 8.00 sistema casa, 
pulisci casa a fondo, sveglia 
Samantha "aiutami!", vai in palestra, 
torna da palestra, prendi famiglia vai 
trovare nonni, mangia dai nonni, 
nonno preoccupato per Samantha 
"troppo sveglia la prima volta che la 
molli te la rovinano, grazie papà 
sempre delicato", "quando ti trovi un 
uomo decente te l'avevo detto che era 
un bastardo, grazie mamma molto 


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delicata", vai supermercato, vai parruc- 
chiere, vai estetista, porta bambine 
casa, prendi tè con amiche, porta 
bambina grande partita pallavolo, 
guarda partita, finita partita, centro 
commerciale, trancio pizza, casa, 
ginnastica per glutei d'acciaio, pensieri- 
no alle bambine che crescono splendi- 
damente e alla vita che fugge, al tempo 
che morbidamente ci lascia, crollo sul 
divano, trascinati a letto; domenica 
uguale, trascinati a letto, domani 
colazione, lavoro. 

Giulia no, non ha il tempo per pensare 
ad uno scherzo simile. 
Samantha, spero davvero sia lei, 
voglio diventare da una guida del tele- 


fono al libro della tua vita, voglio 
giocare con te, uno due, tre. Voglio 
amarla di un amore pulito. Per la prima 
volta desidero coltivare una splendida 
orchidea, aspettare con cura e pazien- 
za che alzi il suo lungo stelo e ammi- 
rare con calma, stupito, la sua splendida 
vita colorata. La voglio annusare, 
accudire, proteggere, essere il solo ad 
ammirarla. Samantha ha sentito la mia 
passione e sta rispondendo con le sue 
mosse graziose. Troppo, troppo bello. 
Mi chiedo chi, se non lei, m'ha costretto 
a tre notti insonni per leggere dei libri. 
Nessun libro vale il tempo del sonno 
e nemmeno quello del giorno, ci vuole 
un motivo importante per chiedere 


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tempo agli altri, romanzi poi, cose inu- 
tili, leggere vite altrui, false, come false 
sono le persone. Quei tre libri mi 
disadornano, il sangue circola in moti 
singoli. Nello stomaco ho la sensazione 
di un pugno doloroso, nel naso odore di 
finto artificiale, aria da teatro, la testa è 
diventata pesante. Cos'altro mi sentirò? 
Cielo! Ma quali libri, è un'allergia! 
Prendo tutti i vaccini dell'Allergich, non 
possono farmi male. 
Il lavoro prosegue frenetico e infrangi- 
bile. Nelle interviste, per evitare manie 
da protagonismo, cambio sempre i 
dottoroni. Se non trovo uno specialista 
vero, meglio se straniero con un bel 
nome, lo invento, usando attori come 


Ugo che in pochi minuti diventa un 
ricercatore italiano di un ospedale 
americano. Ugo di solito fa la comparsa 
come scioperante della fame. Come 
dottore ricercatore è perfetto: brutto, 
magrissimo, patito e quindi bravo. 
La regia televisiva, mentre il nostro 
ricercatore italoamericano recita i sinto- 
mi dell'allergia da cromatura delle 
posate, manda come esempio degli 
effetti, un vecchio filmato con Ugo 
inquadrato mentre stenta ad alzarsi 
dal letto. Un insieme di deficienza 
irripetibile, da apparizione. 
Mentre il dottor Ugo legge: 
- il corpo rifiuta il cibo come una pianta 
ormai secca rifiuta l'acqua - 


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descrive se stesso moribondo sul letto. 
Nessuno nota la somiglianza, tranne 
qualche milione di telespettatori. 
Mentre Ugo continua a descriversi, mi 
telefona il super mega presidente, 
quattro parole 

- porca puttana! Cosa succede? - 
Due parole e due parolacce. Rispondo 
al super mega con l'unica cosa che 
può sentirsi dire 

- non si preoccupi, tutto sotto 
controllo - 

- lo spero per lei. Tuuut. - 

Un tuuut pistolata calibro 38, mentre 
sanguino riesco a fare 12 telefonate 
contemporaneamente. Il servizio è finito, 
sono spariti tutti, agente dell'attore, 


regia, responsabile sicurezza, tecnici 
della messa in onda. Probabilmente 
sono tutti insieme in qualche bar a 
sghignazzare come maiali affamati. 
Trovo una segretaria della regia 
televisiva 

- signorina si rende conto del 
disastro che avete combinato? - 

- Non capisco di cosa parla - 

- lei ha visto la trasmissione? - 

- Quale? - 

- Quella appena andata in onda - 

- certo è finita pochi minuti fa, parlavano 
di un argomento che m'interessa molto, 
l'allergia alle forchette - 

- non ha notato nulla? - 

- lo no - 


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Din don campanon, carriera, soldi, 
donnine allegre, prestigio, potere, 
pensione, tutto riprende come dopo 
un'interruzione elettrica, la vita s'illumina 
sicura di nuovo. Vedono solo quello 
che vogliamo fargli vedere. Posso 
agire impunito. 

Spinto dall'entusiasmo dell'infallibilità, 
voglio un futuro senza l'Allergich. 
Progetto Biodinamicamica. Una nuova 
idea, un affare solo mio: un agricoltore 
produce prodotti super naturali che 
risolvono qualsiasi problema d'allergie, 
l'agricoltore consegna i suoi prodotti 
ad un'associazione di consumatori, 
l'associazione li fa analizzare ad un 
istituto statale di ricerca che certifica la 


loro purezza. Il prodotto è super natu- 
rale, ha l'appoggio dei consumatori, la 
certificazione dello stato, è perfetto. 
Prodotti e associazione li inventerò e 
gestirò io. Serve il direttore dell'istituto 
statale. Contatto il direttore, gli espongo 
il mio progetto e non lo vedo né sento 
più. 

Prima che il direttore avvicini 
l'Allergich con la mia idea, presento 
Biodinamicamica al super mega come 
uno studio per la nostra società. Il mio 
futuro può essere solo Allergich. Il 
super mega presidente, lo amo sempre 
di più, la crea in 17 minuti, 14 gli 
servono per istituire Noncifregano, 
l'associazione di consumatori, gli altri 3 


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per trovare il direttore dell'istituto. Il 
super mega elimina la fase dell'agri- 
coltore, sostiene che non serve 
- tutti i settori devono essere coinvolti, 
basta creare l'offerta di garanzie al 
consumatore, i prodotti li forniranno le 
aziende. - 
Non si sbaglia. 

Le nostre supercertificazioni, diventano 
l'affare principale dell'Allergich. 
Se la Biosresinaus, produttrice di resine 
plastiche, vuole i nostri servizi, basta 
applicare il solito protocollo. 
Prendo il sagittario, lo trasformo 
nell'allergia alle resine fenoliche, 12 
articoli da tre colonne sui giornali e un 
servizio in televisione. Gli scaffali con i 


prodotti senza fenoli nelle plastiche 
bioecologiche supercertificate della 
Biosresinaus sono svuotati. Per la 
Biosresinaus, la Naturalantiglu, la 
fattoria della nonna Ambry e del nonno 
Toni, la Dermosoftneutropiume e tante 
altre, i costi per utilizzare i nostri mezzi 
sono altissimi. Una bottiglia d'acqua 
con l'aggiunta d'energia cosmica della 
Candorlindo controllata con 444444 
tipi d'analisi, costa di più di una bottiglia 
di Champagne. 

I fatturati aumentano come mai prima, 
tutto grazie agli oroscopi. Gli oroscopi 
di maga Brunilde seguono una logica 
semplicissima, quelli negativi sono 60, 
si ripete lo stesso oroscopo dopo 10 


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settimane, in un altro segno. 
Combinandoli tra loro creo sempre 
nuove dichiarazioni, posso vivere di 
rendita. 

Forse la maga Brunilde mi ha scoperto 
e con Animula si prende gioco di me. 
Troppo improbabile e assurdo, rimane 
solo Samantha. 

C'è solo un modo per sapere se è lei 
Animula: la metterò alle corde. È solo 
una magnifica ragazzina contro il 
BioDio delle allergie, l'infallibile. 
Telefono a Giulia. 

- Ciao Giulia ti posso invitare a cena 
stasera? Porta anche Samantha. - 
Diplomatico e delicato, un vero 
gentiluomo. Giulia si presenta con 


entrambe le figlie, la dea Samantha e 
la piccolina, considerando la spesa 
e la difficoltà, le porto in pizzeria. 
Comincio a fare domande sempre più 
incalzanti a Samantha: scuola, letture, 
scrittori preferiti. Nessun accenno a 
Salinger. Giulia sorride con un sorriso 
isterico, non le rivolgo lo sguardo, la 
piccolina mi osserva cattiva con occhi 
di brace. Samantha è lusingata da 
tante attenzioni, gode curiosa della 
situazione, di solito ammirano solo la 
mamma dall'alto dei suoi 12 cm di 
tacco e 12 cm di gonna. 
Samantha mi guarda come un libro di 
fiabe, non sono più un elenco telefonico. 
Samantha e Animula non si avvicinano 


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di un millimetro, l'unica cosa utile che 
riesco a dire a quegli occhi trasparenti è: 
- tieni la schiena dritta, il vincente è 
diritto, il perdente ricurvo, il gorilla, re 
della giungla, gonfia il petto e lo espone 
battendolo quando vuol farsi valere. - 
Un bel complimento per una ragazzina 
in cerca di conferme, penserà di essere 
un'oranga coraggiosa. 
Torno a casa, voglio telefonare a 
Beba, un'insegnante d'italiano, sorella 
di una mia ex con la passione per le 
discipline orientali. Per due ore continuo 
a rimandare l'idea per non disturbarla. 
Alle 00.50 telefono, sta dormendo con 
il marito e il bambino che si sveglia e 
piange potente. Già dal tono della 


risposta, voglio interrompere la comu- 
nicazione, ma ormai sono incosciente 

- ciao sono Matteo ti prego di 
scusarmi per l'ora - 

lei rimane in silenzio, io per un attimo 
senza parole, poi riesco a dipingerle 
un pretesto 

- ho provato a telefonare a tua sorella 
ma non risponde, ho appena saputo 
da una mia collega che l'insegnante 
d'italiano di sua figlia ha una 
bruttissima allergia - 

- chi è a quest'ora? - 

Urla il marito più forte del bambino 

- scusa dicevi? - 

- L'insegnate d'italiano sta male, vole- 
vo solo sincerarmi che non fossi tu - 


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- no no, un'insegnante d'italiano di che 
scuola? - 

- Non lo so - 

- sto benissimo per fortuna, grazie per 
esserti preoccupato, non hai più visto 
mia sorella? - 

-No- 

- dopo che l'hai lasciata è dimagrita 10 
chili - 

- mi dispiace è una persona eccezio- 
nale ma credimi è meglio così, non 
eravamo compatibili. - 
L'incompatibilità è dovuta al fatto che 
la sorellina, si sente aprire i chakra 
solo quando è immersa nella natura, 
il suo letto è di paglia, la vasca da 
bagno è sempre piena di spremute, 


frullati, infusi, tisane d'ogni tipo, un 
grattarsi continuo. 

- Si può saper chi è a quest'ora? - 

Le chiede il marito che comincia a 
diventare pericoloso 

- è l'ex di Maria, Matteo - 

- digli di andare subito a dormire a 
nome mio e di Maria che se lo incontra 
gli taglia le palle - 

le consiglia il marito mentre le dico 

- scusa, già che siamo al telefono, 
questa collega m'ha chiesto dove 
posso trovare i libri per sua figlia, sono 
di Salinger - 

- Salinger? Quello del primo Loden? - 

- Sì quello del giovane Holden - 

- vai in una qualsiasi libreria - 


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- pensavo fossero libri usati nei 
vostri programmi, salutami Maria, se 
sai che le fa piacere, altrimenti lascia 
stare, non sai se qualche tua collega 
usa i libri di Salinger? - 

- Sì, te la saluto, non credo, roba 
vecchia - 

- ciao, scusami ancora per il disturbo - 

- niente, ciao. - 
Mi addormento. 

Ore 4.00 messaggio anonimo sul 

telefonino. 

"Segui le tue inclinazioni, inferno 

purgatorio paradiso canto numero...? 

Entro lunedì alle 8". 

Cielo, è Samantha! Ci siamo lasciati 

da poco e cerca di sostenere il nostro 


amore impossibile. Sono il manager 
BioDio, l'inventore delle più belle allergie 
moderne e mi trovo alle 4.00 della 
mattina di domenica a dover leggere 
l'intera Divina Commedia entro le 8 di 
lunedì. 

Un solo giorno per un'opera che si 
legge in tre anni reclusi in aula, mentre 
fuori si godono sul surf le onde più 
belle del mondo. Trovo tra gli scatoloni 
dei libri della scuola, i tre volumi 
dell'opera e alle 5.10 comincio a 
leggerla senza fermarmi. L'ordine è: 
"segui le tue inclinazioni". Mi piegherei 
in ogni caso di fronte a Samantha ma è 
troppo scaltra per non mettermi alla 
prova. Leggo tutta la Divina commedia, 


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mi entra una musica, un ritmo, papà- 
tatà-papà-tetè-papà. Nessun indizio, 
evacuare Dante, Samantha, Animula; 
Samantha no. È mezzogiorno, mangio, 
doccia, indosso l'unico vestito adatto, 
ricomincio a leggere, questa volta 
leggo anche le brevi spiegazioni e 
cerco di capire ogni passo. Crollo, la 
concentrazione e l'intensità delle cose 
che leggo mi sfiniscono, quando mi 
sveglio è già lunedì, ricomincio, vago 
tutta notte senza meta tra gironi e cieli, 
solo Beba mi può indirizzare, alle 6.30 
la richiamo senza scuse, mi urla, tra il 
tweeter del bambino e il woofer del 
marito, il canto da leggere. 
Cielo! Cielo!! Cielo!!! Seguire natural- 


mente le proprie inclinazioni, tempe- 
rarle con la ragione, Samantha non è 
una ragazzina, è la mia altissima tutrice. 
Arrivo in ufficio alle 7.50. Ore 8.00 
messaggio di Animula 
"canto numero?" 

Rispondo al messaggio con il numero 
del canto. 

"Esatto" risponde Animula. 
Provo a chiamare continuamente il 
numero, inutilmente. 
Mentre ho lo sguardo fisso sul telefono, 
entra Giulia, fasciata in un completo 
adesivo 

- mmm carino in smoking, vieni 
direttamente da qualche festa? - 
- No, possiamo rimandare la colazione 


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a domani? Sai se Samantha sta 

leggendo la Divina Commedia? - 

- Stronzo! Tic tac tic tac. - 

Donna di spirito la mamma, se vieni a 

sapere che è colpa di tua figlia, la chiudi 

murata in camera per sempre. 

Il lavoro. Inizio sempre uguale, stesse 

persone, stessi problemi enormi, stesse 

soluzioni ingenue, stesse paure nate, 

sciolte, dimenticate. 

Tutte quelle parole infinite, stelle cielo 

bellezza amore virtù, non mi serviranno 

in una riunione con 14 sodomiti pronti 

a centrarmi al primo sbaglio. 

Tutto all'Allergich è il grafico. C'è solo 

una limpida verità: il grafico riassuntivo 

del fatturato deve salire sempre e 


sempre più rapidamente. 
Per il super mega presidente però, non 
sale mai abbastanza in fretta, a lui 
interessa perché è convinto che 
aumenti il suo carisma. Vuole diventare 
un potente dal potere impalpabile. 
Vede poteri raffinati che con un po' di 
giannizzeri e un semplice "sarebbe 
gradito", costruiscono o fanno crollare 
imperi, lui non capisce perché non ci 
riesce. Finché misurerà il tempo in 
anni e non in secoli, non lo capirà mai. 
Rovescio il contenitore delle penne, 
fisso lo schermo, non vedo niente, si 
avvicina la corrispondenza da mani 
sospese. 
- Sta bene dottor Matteo? - 


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È Clara, due cene sprecate, abbando- 
nata l'idea perché troppo sensibile, 
dice di volere il grande amore. 

- Bene grazie. - 
Sono il BioDio, chi più di me, milioni 
d'allergici, fatturati giga, idee fatte affare, 
nessuno più di me. Ogni nuovo prodotto 
passa dai miei oroscopi, niente del 
futuro quotidiano mi sfugge, papà-tatà- 
papà-tetè-papà anzi sì, penso Dante, 
Divina, purgatorio, paradiso, luce, stelle, 
seguire l'inclinazione, amore, ragione, 
ale! Suoni rumori luci finestra 

- dottor Matteo - 
silenzio 

- c'è in linea il responsabile della 
Salvapancin, quelli dei prodotti biologici 


per neonati - 
silenzio 

- dottor Matteo cosa devo dire? - 
Silenzio 

- cosa dico? - 

- Mi chiami Giulia, ufficio esteri, le 
dica che devo vederla subito è urgente! 
Raus - 

- cosa dico alla Salvapancin, che è in 
riunione? - 

- Sì sì, chiamerò io domani - 
Giulia arriva ansimando e mi dice 

- ho già chiamato Samantha e la scuola 
della piccola, le bambine stanno bene, 
è successo qualcosa? - 

- Chiudi la porta, non preoccuparti, 
non volevo farti preoccupare - 


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- signorina Clara nessuno per 
diciassette minuti - 

- sì - 

secco come una bacchetta di vetro 

- Giulia ti prego di scusarmi per 
stamattina, sono un po' sconvolto è 
morta la sorella di un mio amico, una 
professoressa d'italiano, gli sono stato 
vicino. - 

- In smoking? - 

- Ero ad un matrimonio, il mio amico 
ha ricevuto la notizia della morte della 
sorella, sono rimasto con lui tutta 
notte, ti ho chiesto della Divina 
Commedia perché sulla necrologia per 
il giornale, volevo mettere un passo di 
quell'opera che lei amava tanto, sono 


distrutto - 

Giulia sgrana gli occhi e mi accarezza 
il viso chiedendomi scusa. 
L'abbraccio, la stringo forte e lei mi 
consola. Sono troppo addolorato, non 
può dirmi di no. È esaltante poter pilo- 
tare un'altra persona. Posso chiedere 
a Giulia quello che voglio, lei accetterà 
ubbidiente. Giulia esce, penso a 
Samantha. 

Questa volta ho visto giusto. 
AnimulaSamantha è proprio speciale, 
nata fortunata, bella da far invidia a 
Fidia, pura da far paura, come letizia 
per pupilla viva, una donna immensa 
che mi conduce verso di lei con la sua 
Animula. Papà-tatà-papà-tetè-papà, 


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luce, luce, ritmo, stupendi glutei di 

Samantha Amantha mia. 

Passano sei giorni, Samantha non si 

fa sentire, aspetta una mia mossa, 

devo agire. 

Invito Giulia ad uno spettacolo di musica 

jazz di un gruppo newyorchese che 

Stono, un collega espertone di musica, 

mi consiglia. Giulia mi dice che a 

Samantha non interessa quel genere 

di musica, figuriamoci alla sorellina. 

L'assicuro che un collega americano 

verrà con suo figlio, per Samantha è 

un'ottima occasione per esercitarsi in 

inglese. 

Vado a prenderle, mi apre la porta 

Samantha, è truccata da gran serata 


con le scarpe da battaglia della 
mamma, indossa un vestitino in pizzo 
nero prostrappo. Appoggiato allo stipite, 
fingo una posa naturale, la pressione 
mi uccide tutti i capillari, mi sento 
mancare, sudo come un febbricitante. 
Ogni sua molecola sfida sfacciata il 
prossimo, la guardo paralizzato, mi 
rendo conto che la imbarazzo solo 
quando finge graziosamente di grattarsi 
il collo. È di una sensualità da urlo, mi 
vergogno, non voglio pensare a lei con 
desiderio. Giulia è stata proprio brava 
a creare quel gioiello. 
L'amico americano naturalmente non 
viene. Dopo lo spettacolo, una vera 
tristezza in musica, un requiem per 


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jazzisti alcolisti, le porto in un locale 
tranquillo. Samantha è la più giovane, 
sembra di camminare con un mazzo di 
fiori freschi che tutti commentano: 
schiena diritta, vieni vita! Ordino le 
bevande più diuretiche. Finalmente 
Giulia chiede a Samantha se vuole 
andare in bagno con lei, Samantha le 
dice di no, finalmente soli. È la prima 
volta. 

- Animula - 
le dico con calma, senza aggiungere 
altro. Lei mi guarda, sorride, con un 
sorriso da strappami via le labbra subi- 
to altrimenti ti farò morire per il resto 
dei tuoi giorni, e mi dice 
- stai leggendo Memorie di Adriano 


della Yourcenar? - 

- Perché? - 

- Perché le parole della dedica scritte 
da Adriano iniziano con Animula vagula 
blandula, hospes comesque corporis, 
piccola anima smarrita e dolce, 
compagna e ospite del corpo - 

- come fai a conoscerle? - 

- Perché lo sto leggendo, è il libro che 
ho scelto come verifica - 

- verifica? - 

La interrompo subito 

- sì, la verifica di italiano. - 
Verifica? Ramona? Verificatrice, 
Ramona, Yourcenar, Samantha? 
Verificatrice, Ramona? Ramona, no. 
Ramona sì sì sì! Cielo! Samantha è la 


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nuova verificatrice, il super mega 
presidente ha scelto la migliore, la 
perfetta, l'insospettabile. Una spia 
ancora intonsa, è la mia prova finale, 
una mega super raffinata prova da far 
cedere tutti tranne il migliore. Il mio 
amato super mega sta cercando il suo 
sostituto. Non è vero, come si sussurra, 
che occuperà per sempre quel posto 
perché è il figlio illegittimo del super 
mega giga. Sono radioso. 
- L'hai letto? - 

Non credo ad una sola parola di quello 
che dice, sto per essere scelto, non mi 
conviene mentire 

- no, non l'ho letto - 
mi sento imbarazzato e le dico 


- in italiano ospite è anche chi ospita - 

- non lo sapevo - 

rimane pensierosa per un po', poi mi 
chiede 

- secondo te, l'anima è ospitata od 
ospita? - 

Caspita che domanda! Ma perché non 
sto zitto. È la cosa che ammiro di più 
negli altri. Chiedimi da bere, chiedimi 
di che marca è il mio vestito, chiedimi 
quanti soldi ho in banca, chiedimi se 
pioverà, ma non chiedermi questo! Ma 
cosa vuoi da me? È una verifica o una 
tortura? lo vendo allergie non profilattici 
psicologici. L'unica cosa che riesco a 
dirle dopo uno sprofondato silenzio è: 

- ti è piaciuto? - 


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- E' la storia di un uomo, l'imperatore 
Adriano, dovresti leggerlo. - 

In quel momento arriva Giulia. Come 
ha fatto ad andare e tornare in così 
breve tempo, lo sa solo lei. Sfoggia in 
onore della figlia una delle sue esposi- 
zioni meglio riuscite. Sento l'invidia 
spessa e becera degli avventori. 
È ancora a tre metri da noi e in un 
millesimo di secondo dice 

- di che cosa stavate parlando? - 
-Di libri - 

risponde Samantha 

- del libro che sto leggendo per la 
verifica d'italiano - 

- quello bianco con il tacchino in coper- 
tina? - 


- Sì mamma, quello lì - 

- te l'ho già detto sciocchina che quella 
professoressa d'italiano, che speravi 
fosse la tua, è la sorella di un amico di 
Matteo? - 

- Maaaaammaaaaa! - 

- Ti prego Giulia cambiamo argomento - 
le dico un po' seccato 

- scusa Matteo, hai ragione. - 

Non posso crederci, una spia giovanis- 
sima, solo una grande azienda come 
la nostra può pensare ad una verifica 
del genere. 

Sono l'ingranaggio principale, sono 
orgoglioso del mio lavoro. Controllo 
periodicamente il saldo dei miei conti 
correnti, guardo incantato quelle cifre 


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rassicuranti, ha senso diventare il 
super mega? Devo sottomettermi a 
qualche vizio strano del super mega 

giga? 

Aspetto curioso la nuova mossa 
deH'Allergich-Animula-Samantha. 
Pochi giorni dopo arriva a casa una 
lettera. Apro la busta e leggo: 
"Matteo, sei stato scelto, fino ad ora ti 
abbiamo aiutato, adesso sarai tu a 
decidere se e quanto. Noi decideremo 
quando, come, dove. Fai il tuo versa- 
mento sul conto corrente sotto indicato, 
il 15% della cifra sarà trattenuto, il 
resto sarà investito per te. Animula". 
Il conto corrente è di una banca di 
Ginevra. Nooooo! Un povero sporco 


infame banale gioco a pagamento, su 
un conto in Svizzera, così non li becchi 
più. Ramona, Samantha, la promozione, 
tutto in niente, budini d'aria, tanto 
rumore per nulla. Mi spediscono qual- 
che libro e quando pago per continuare, 
spariranno col versamento. Quei libri 
però, non costano nulla, non mi sem- 
bra una perdita di tempo leggerli. È un 
gioco, un gioco e basta. È così semplice, 
ed invece mi confondo nel creare 
fantasie improbabili. E se anche questo 
è nel programma dell'Allergich? 
Ramona? Un modo della concorrenza 
per incastrarmi con versamenti pericolosi? 
Samantha innamorata con un conto 
personale in Svizzera? 


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Improbabile. In ogni caso va bene, 
posso vivere di rendita. 
Il giorno dopo chiedo a Clara di fare un 
bonifico a favore di Animula. 
Dopo tre giorni arriva un pacco, è un 
film del signor David Fincher. Fatti i 
conti con i costi di spedizione, la cifra è 
corretta, si sono trattenuti circa il 15%. 
Guardo il film e comincio a preoccu- 
parmi, la mia è una stupida storia da 
sceneggiatura per film americani. 
Mentre guardo il film la preoccupazione 
si trasforma in avvilimento, la mia storia 
è lì, solo che quella che sto guardando 
è meglio recitata, colorata e coinvol- 
gente. Lì su un misero schermo televi- 
sivo con il protagonista che fa la mia 


parte, quella di un uomo che viene 
coinvolto in un gioco sconosciuto. 
Giorno qualsiasi. Ore 9.02 incarico 
Clara di fare un altro versamento al 
conto di Animula. Tre giorni dopo arriva 
lo stesso film, con un biglietto 
"Non puoi continuare se non sai osser- 
vare". 

È una nuova forma di vendita di copie 
invendute, per svegli come me che ci 
cascano. Guardo il film per la seconda 
volta, nelle scene finali ci sono delle 
strane scritte. Fermo il fotogramma e 
leggo 

"Vinci. Casa natale di Leonardo a piedi 
in su per km 5 dx/sx e ritorno. Primo 
giorno di primavera, ore 16.00". 


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Guardo la copia spedita precedente- 
mente, stessa scritta. Noleggio una 
copia dello stesso film, le scritte non ci 
sono. Quelle parole sono state aggiunte 
nei fotogrammi da Animula. Non posso 
immaginare che la trama di quel film 
non è nulla in confronto a quello che 
mi succederà. Al 21 Marzo mancano 
parecchi mesi, per cosa? Per un 
appuntamento a Vinci con chi? Magari 
in un luogo isolato per rapinarmi. 
Possibile un rapinatore che avverte 
qualche mese prima? Mando Clara a 
fare un altro versamento, respinto il 
giorno dopo, le dico di rifarlo, respinto 
ancora. Animula non mi vuole più. 
Passano i mesi. Giulia non perde una 


colazione. 

Mi dimentico di Animula fino al 21 
Marzo. Clara sta cambiando l'acqua 
nel vaso dei tulipani sulla mia scrivania 
e dice con voce da annunciazione 
- buon primo giorno di primavera dottor 
Matteo. - 

Una reazione a catena chimica, tutte le 
sostanze che posso produrre, ormoni 
anticorpi piastrine cheratina proteine 
d'ogni tipo si liberano insieme portan- 
domi in fibrillazione. In 6 minuti sono 
sulla macchina, direzione Vinci. 
La macchina mi porta dove devo, il 
paesaggio cambia lento fino alla casa 
natale di Leonardo. Arrivo con due ore 
d'anticipo, visito la casa, un po' niente, 


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guardo il panorama dal cortile. Però, 
per un padano ciuccia smog cittadino 
e nebbia di campagna è qualcosa di 
veramente insolito. Alle 16.00 m'in- 
cammino direzione su, destra sinistra 
5 km. Cammino in silenzio con migliaia 
di piante d'olivo neolitiche, destra o 
sinistra non importa, sotto quelle foglie 
allegre, fiori e campi d'erba, lunghi e 
verdi 5+5, 10 km. Voglio infilarmi 
nell'erba, la giacca Armani, i jeans 
Diesel, la camicia Brioni, le scarpe 
Prada, me lo sconsigliano. Mi sdraio. 
Che privilegio nascere qui. Forse, non 
è difficile diventare Leonardo, grazie 
Animula. Torno a Milano, accendo il 
telefonino, in pochi secondi si riempie 


di una serie infinita di messaggi. 
Senza di me, l'ingranaggio principale, 
nessuno può muoversi. 
Il giorno dopo sul lavoro tutto è conti- 
nuato perfettamente, indifferente. 
Scrivo un biglietto di spiegazioni per la 
mia improvvisa assenza al super 
mega: 

"La prego di scusarmi, impegno 
improvviso e inderogabile, carissima 
zia perso sorella, io unico aiuto". 
È andata, forse il super mega è com- 
mosso. 

Giulia la mia sicurezza, se lei c'è, ci 
sono anch'io, ma il giorno dopo, gli altri 
giorni, penso sempre di più a Vinci. Tre 
ore di pace, cielo! Esiste davvero! A 


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sprazzi, ma esiste davvero. Là dall'alto 
sdraiato sotto gli ulivi mi sento un 
nuovo BioDio ma più piccolo, più intimo, 
un fiorellone, non bello e colorato ma lì 
come loro. Quella vacanza lampo, 
dopo mesi di pausa lavorativa, mi fa 
provare qualcosa di nuovo: lasciare il 
lavoro ed essere contento. Ordino a 
Clara un nuovo versamento. 
Tre giorni dopo, arriva la prenotazione 
per un itinerario con destinazione 
Parigi e trasferimento a Madrid, con i 
biglietti per il Louvre, il Prado, Reina 
Sofia, Thyssen-Bornemisza. Partenza 
lunedì, sulla busta scritto a macchina 
"rinascimento italiano, chiudere gli 
occhi, cosa è diventato, non aprirli". 


Chiedo cinque giorni di ferie 

- impossibile - 

mi dice il super mega presidente 

- è probabile che il super mega giga 
abbia bisogno di noi - 

- la prego presidente una mia 
carissima amica, una professoressa 
d'italiano della Sorbona, sta morendo 
non posso non vederla per l'ultima 
volta - 
il presidente mi dice 

- spero sia una Bluebell. - 
Chi è una Bluebell? 

Torno con il nuovo dubbio se una 
Bluebell è un po' più beli della Monna 
Lisa o della Tornabuoni, forse è solo 
una questione d'età. 


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Pochi giorni dopo Animula mi spedisce 
il Leonardo da Vinci di Dimitri 
Mereskovskij. A parte il resto comincio 
a conoscere Milano da un libro che ha 
100 anni. Molto, molto sveglio. 
Animula, Samantha, l'Allergich chiun- 
que è, mi sta rovinando, tempo di let- 
tura delle 575 pagine del Mereskovskij, 
dodici ore, un gioco. 
Giovedì. Ore 8.00 messaggio: 
"Hai letto il Leonardo da Vinci?" 
Rispondo, "sì" e Animula di nuovo 
"bene vai agli Uffizi, tieni gli occhi chiusi". 
Ci vado. 

Altro versamento. Altra spedizione, il 
libro, le grandi strade di Roma nel 
mondo, di Victor Von Hagen, dentro 


il libro, una busta con scritto come 
indirizzo: 

"al general St. Arnaud". 
Dentro la busta, le prenotazioni per 
Roma l'urbe: musei vaticani, musei 
capitolini, itinerari vari, chilometri di 
sale palazzi musei statue archi colonne, 
il Mosè, l'EUR, la Pietà, la Sistina, il 
Pantheon. Chiedo una settimana di 
ferie, la scusa per il super mega: la 
professoressa è morta, i suoi funerali 
si svolgono a Roma. 

- Devo starle vicino, non ha nessun 
altro - 

commento del super mega 
- ha, sì sì la Bluebell. - 
Ma vaaa, te e la blu beli, ho altro da 


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pensare, e poi Samantha, la mia 
Samantha, sarà la più bella Bluebell 
della storia del Lido. 
L'intestazione della busta è giusta. Mi 
sento sempre meno adatto, tutto quello 
che faccio, tutta la mia Allergolandia 
conta come un biscotto nel latte. 
Tutto è diverso, la scrivania vecchia, 
l'ufficio vecchio, l'appartamento vecchio, 
Milano vecchia, Giulia vecchia, 
Samantha vecchia, no Samantha 
bella, l'Allergich vecchia, il presidente 
vecchio, discorsi vecchi, maga 
Brunilde vecchia, lo vecchio. 
Versamento, la cifra è notevole, per 
maggior sicurezza vado a Lugano 
nella filiale della banca di Animula. 


Sant'Agostino, le confessioni, nel libro 
una busta con scritto: "Agostino pace, 
Sophia autorità, Cordoba armonia", 
dentro il nuovo itinerario. Bari stadio 
San Nicola, traghetto per Santorini, 
Patmos, Costantinopoli la città del 
mondo Istanbul la polis la nuova 
Roma, la storia, gli hamam, le 
moschee, la cattedrale della divina 
sapienza Santa Sophia: sono in 
ginocchio. Ritorno con tappa chinacollo 
alla moschea di Cordoba, giorni 15. 
Non so cosa dire al super mega, è la 
prima volta in 15 anni che chiedo più di 
una settimana di ferie. Quando gli dico 
che mi servono 15 giorni per assistere 
una mia carissima amica, un'insegnante 


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d'italiano che lavora per il 

consolato d'Istanbul, rimasta sola in 

agonia, il presidente m'interrompe 

dicendo 

- si consideri licenziabilissimo, mi saluti 

la Bluebell. - 

Vaaai, tu e la tua Bluebell brutto 

rimbambito viziato porco illegittimo, 

vecchio porco illegittimo. 

Torno dal viaggio cambiato. Ripasso 

i testi per la nuova campagna d'allergie 

all'aria dei condizionatori, penso 

all'aria del viaggio, un'aria morbida che 

scioglie. Tramonti sull'Egeo: nessun 

problema da condizionatori. 

Animula mi sta annientando. Non 

m'interessa chi o cosa è, sono travolto. 


Non voglio più continuare, temo troppo 
l'effetto della prossima mossa, un 
gioco da film, non voglio essere un 
uomo da copione. Il viaggio ad Istanbul 
mi spacca, scevro di decisioni, mentre 
cerco disperatamente di tornare il 
prima possibile, penso di non tornare 
più, torno solo perché se non lo faccio 
rischio di mettere nei guai Giulia e 
Samantha. Samantha la mia speranza, 
Giulia la mia consolazione. Samantha 
diventerà la favorita, la Bluebell da 
pianto, la divina, devo solo aspettare. 
Riesco a farla riprendere mentre gioca 
a pallavolo. Quello spettacolo registrato 
di bellezza e di grazia, di fronte alla 
sua freschezza dal vivo, è inguardabile. 


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Il successo mi ha dato un regno, ma 
su cosa regno? Il disagio cresce, il 
super mega presidente, preoccupato 
per la Bluebell, è teso. Se c'è un sosti- 
tuto, mi licenzierà senza esitare, mi ha 
avvertito. 

Il super mega presidente, Pippo come 
lo chiamo, teme un mio crollo. Mi 
affianca due aiuti. Due superlaureati 
che conoscono 15 lingue, Bibì e Bibò. 
Sono il classico esempio del teorema 
di Pasquale il bidello: 
- più studiano più diventano stupidi. - 
Sono talmente inquadrati e lubrificati 
che sembrano di gomma. Mi comporto 
nel miglior modo possibile con loro, 
non ho alternativa per dimostrare la 


mia buona fede nei confronti 
dell'Allergici"!. Li lascio girare a vuoto 
per qualche giorno, sembrano indaffa- 
ratissimi. Li battezzo con le regole 
fondamentali e spiego la filosofia del 
nostro lavoro: 

- dobbiamo suggestionare il pubblico, 
devono diventare tutti allergici. - 

Non capiscono, devo fargli un corso 
istantaneo tutto-in-uno. 

- Bene bene, caro Bibì caro Bibò, 
adesso facciamo una prova. - 
Chiamo Clara, da qualche giorno ha 
l'occhio furbino, non più spento e triste, 
sorride imbarazzata a Bibì e poi guarda 
Bibò. Frequenta tutti e due, secondo 
lei, l'uno all'insaputa dell'altro, secondo 


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Bibì e Bibò a turno. Spedisco i due 
aiuti a prendere un caffè. 

- Brava la nostra Clara - 
e lei sorride radiosa 

- per favore, sia gentile, mi vada a 
prendere una scatola di cioccolatini, 
quelli con il caffè dentro, del lassativo 
in gocce e una siringa, se le scappa 
una parola la licenzio, correre, raus. - 
Clara ritorna in un attimo. Preparo tre 
cioccolatini sulla scrivania e chiamo 
Bibì e Bibò 

- scegliete uno dei tre cioccolatini - 
litigano per 5 minuti su chi deve 
scegliere per primo. Prima scelta Bibì, 
seconda Bibò. Bibì tenta di guardare il 
suo prima di mangiarlo, ma gli dico 


- mettilo in bocca e basta - 

Bibò mangia il suo senza problemi, 
prova a prendere subito anche l'altro, 
lo fermo in tempo 

- bene, prendete una sedia, accomo- 
datevi, in uno solo dei tre cioccolatini 
c'erano 15 gocce di lassativo, vuol dire 
per i più deboli, non è il vostro caso, 
spasmi addominali, i sintomi iniziano 
con un leggero malessere generale - 
e via con il capricorno ascendente toro 

- avete il 33,33% di probabilità di 
rimanere immobilizzati tutta la giornata. - 
Bibì e Bibò mi guardano estasiati. In 
un attimo Bibò sbianca, Bibì idem, si 
chiedono in 15 lingue cosa succede 
ma non osano aprire bocca, il loro 


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addestramento scolastico è perfetto, 
muti e rassegnazione. Dopo 20 minuti 
Bibì e Bibò stanno male. Li faccio 
chiamare 

- in nessuno dei cioccolatini c'era il 
lassativo - 

nel dirglielo mostro rapidamente il 
flacone agitandolo 

- è pieno, vi siete suggestionati, 
questo è il nostro lavoro. - 

Bibì e Bibò stanno male tutto il giorno, 
ma non sono preoccupati, credono sia 
solo suggestione. In realtà sono le 30 
gocce di lassativo che ho messo in 
ogni cioccolatino. Il teorema di 
Pasquale è dimostrato. Sono di nuovo 
l'infallibile, con due nuovi assistenti 


interni multi lingue e qualche milione di 
persone da informare. Nella monotonia 
immensa posso permettermi ancora 
Animula. 

Altro versamento a Lugano. 
Alcuni giorni dopo, alle sette della mattina 
mi sveglia il portinaio dicendo che c'è 
un asino per me. Ha in groppa una 
coperta con ricamato: "così lo devi 
cavalcare, per trasmigrare". Con quello 
che vale, sarà cugino di Varenne. 
Chiamo il maneggio più vicino. Nel 
sistemare l'asino, in una tasca della 
coperta, trovo una busta con scritto 
"Palmira Siria, partenza sabato ore 
12.00", dentro i biglietti e le prenota- 
zioni per arrivare a Palmira, scalo a 


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Damasco, io e l'asino. Forse non è 
parente di Varenne. 
Sparisco un'altra volta, non dico niente 
a Pippo, rimbambito dalle donne, mi 
direbbe solamente: ah di nuovo la 
Bluebell. Bastano Bibì e Bibò diretti da 
Clara a creare il giusto movimento di 
corpi e di linee telefoniche. Parto per la 
Siria. A Damasco delle guide beduine 
mi conducono, loro sul cammello, io 
sull'asino, a Palmira. Arrivo al tramonto, 
una guida scrive sulla sabbia "Matteo". 
Vedo il mio nome che si scioglie 
lentamente nel vento. 
Caco Lucio, l'asino, al ritorno da 
Palmira non è più lo stesso, al maneg- 
gio passa ore a picchiare con gli 


zoccoli per terra cercando quella 
sabbia d'oro. Caco Lucio è già di natura 
bizzarra, ma dopo Palmira è buono 
solo da mangiare, gli prometto che lo 
gusterò. Animula, basta. 
Non mi presento all'Allergich, finché 
Clara preoccupata viene a casa mia. 
Sembra la recita di una sfilata, Bibì e 
Bibò l'hanno talmente viziata da ren- 
derla irriconoscibile, potere infallibile 
della vanità. È agitatissima, quando si 
calma mi dice 

- dottor Matteo credo che sia meglio 
che torni in ufficio, cominciano a 
sospettare qualcosa - 
non voglio andare, ma le dico 
- sì domani vengo. - 


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Torno in ufficio con una scatola di 
cioccolatini, la faccio consegnare a 
Giulia da Bibì e Bibò, Bobi quando li 
chiamo insieme, anche loro come 
Clara, al lavoro con mezz'ora d'anticipo. 
Giulia si presenta chiedendomi 

- dove sei stato? - 

- Ti prego non farmi domande - 

- ti sembra il modo di trattarmi? - 

- Ti prego non farmi domande - 

- hai intenzione di trattarmi ancora 
così, cosa avevano da ridere quei due 
deficienti? - 

- Ti prego non farmi domande - 

- grazie per il pensiero - 

- ti prego non farmi domande - 

- mi racconterai - 


- ti prego non farmi domande, ti dis- 
piace se intanto sistemo la scrivania? - 

- Fai fai, mi mancava. - 

Mentre esce, le chiedo come stanno le 
figlie 

- bene, Samantha ha un fidanzatino, 
tic tac tic tac. - 

Il super mega non si è accorto di nulla. 
Anni di lavoro senza un giorno di 
malattia, presente con 30 minuti 
d'anticipo, ingranaggio principale, tutto 
funziona perfettamente anche senza 
di me. 

Salto settimane intere di lavoro con 
grandi feste per Bibì e Bibò e un po' di 
malinconia per Giulia con la quale non 
mi scuso più. Non rispondo al telefono, 


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passo i giorni nel mio appartamento a 
dormire e mangiare, mangiare e dor- 
mire. Dormire, tempo infinito, forse 
morire è solo un dormire un po' più 
lungo nell'attesa dell'eternità, sono 
impreparato nel pensare alla morte, 
che concetto primitivo e immaturo, 
come quello di vita. Mentre sogno non 
ci sono giudizi, colpe, verità, ma solo 
pace, l'unico mondo dove è tutto 
possibile, e se adesso mentre ci penso 
sto sognando e mi risveglio in un 
mondo così? 

Samantha non la vedo da troppo 
tempo, una gioia del genere chissà 
quante emozioni l'hanno allontanata. 
Qualcosa mi macina dentro, controllo 


ogni tanto il lavoro di Clara e di Bibì e 
Bibò. Mi sostituiscono in tutto, contatti, 
testi di maga Brunilde, specialisti, 
media. Guardo quei ragazzi così pieni 
di sé, entusiasti, sicuri, degli altri io me. 
Ho creato tutto, il super mega presi- 
dente Pippo, l'illegittimo, non sa nep- 
pure cos'è una dermatite, adesso 
questi due super normali, mi sostitui- 
scono senza problemi. 
Sono avvilito, spinto dalla noia, faccio 
un piccolo versamento ad Animula. 
Arriva un pacco con dentro un vaso, 
della terra e un seme di quercia avvolto 
in una carta con scritto 
"falla fiorire". 
Guardo Igna il seme e le chiedo 


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- ma per far nascere una pianta, non 
bisogna piantare una coppia di semini 
insieme? - 

Si mette a ridere, la sotterro. 
Igna dopo alcuni giorni sbuca, la guardo 
mentre cerca sicura la luce, mi sento 
un diserbo, faccio un super versamento 
ad Animula. 

Mi porta a Montecarlo dove al casinò 
mi consegnano una valigetta in radica 
piena di gettoni ordinati per colore, 
sembra una bella scatola di caramelle. 
- Trrrrrrr trrrrr trrr trrt 1 1 1 tee - 
prima puntata, perdo. Cambio imme- 
diatamente tutti i gettoni in contanti, 
con l'intenzione di perdere per sempre 
Animula. Si trasforma da una passione, 


ad uno squallido gioco a costo in 
percentuale, con l'unico scopo di farmi 
spendere il più possibile nel minor 
tempo. Il cassiere, mi riconsegna la 
valigetta ed un foglietto che trova sotto 
i gettoni, con scritto 
"Animula trattiene il 15% di quello 
investito". 

Nella valigetta, i miei talenti, che in 
pochi minuti possono scomparire, 
penso a quel gettone e all'unica libertà 
concessa: quella dello spreco. 
Animula si svela per quello che è: una 
truffa. Mi affido a loro e mi ricambiano 
in questo modo. Conto i soldi, la 
percentuale non manca, non capisco 
perché. 


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- È un uomo molto forrrrtunatissimo - 
mi dice, una splendida cavalla 
professionista dal manto imperiale, 
mentre sistemo i soldi nella valigetta. 
Se la vede Caco Lucio impazzisce, lo 
stalliere continua a telefonarmi dicendo 
che fa cose strane, scava buche, 
sembra cerchi qualche cosa, lo mettono 
in un box con il pavimento di cemento 
e Caco Lucio continua a scavare. 
Quando lo liberano per le passeggiate, 
saltella come i cavalli da dressage, 
sempre ubriachi. Gli suggerisco di 
mettere nel suo box della sabbia fine, 
dorata. 

Vorrei baciare quella splendida 
puledrina per ringraziarla di esistere, 


invece la guardo con un sorriso triste, 
lei con classe, alza la criniera e se ne 
va. Forse Animula è lei, forse ho perso 
la mia prima Bluebell, Pippo non me lo 
perdonerà. Non sono diverso dai 
giocatori intorno al tavolo anzi, con 
Animula ho scelto un gioco ancora più 
azzardato. 

Mi reco al lavoro sempre meno, l'unico 
legame è Giulia, viene a trovarmi 
quando la chiamo. Una squillo vestiti 
tranquilla, due squilli provocante, tre 
squilli stupiscimi. Lei arriva, nessuna 
parola e fa di me quello che vuole. Mi 
fa piacere perché dopo sistema 
l'appartamento, lo devo solo prendere 
gli indumenti dal cesto, metterli nella 


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lavatrice, toglierli dalla lavatrice, 
metterli nell'asciugatrice, toglierli 
dall'asciugatrice, posarli ordinati 
sull'asse da stiro. La lavatrice è diven- 
tata l'unica distrazione, è bello vederla 
lavorare per me, prima si pulisce per 
bene, poi fa entrare l'acqua pulita nel 
cestello dove si sporca di detersivo 
profumato, poi i primi giri lenti a destra 

- rum rum - 

una pausa caffè per far bagnare bene 
i tessuti, poi alcuni giri lenti a sinistra 

- drum drum - 

ancora un po' d'acqua, poi, via verso il 
lavaggio, risciacquo, gli indumenti che 
si affacciano all'oblò felici e festosi nel 
loro bagno di profumo. La stessa 


sensazione che provo con i miei 
allergofili: vederli sbattere felici. 

- Zzzzzzzzz - 
centrifuga. 

Giulia sa che è inutile chiamarmi, per 
questo usa il telefono del portinaio 

- vieni all'Allergich immediatamente. - 
È l'unica che può convincermi a fare 
una cosa rapidamente, grazie al 
nostro rapporto zen, dice solo le cose 
necessarie. 

Arrivo in ufficio un attimo prima della 
telefonata del super mega 

- prenda il primo volo per Parigi, il 
super mega giga presidente la vuole 
vedere. - 

Clara è sempre più solare, il triiidillio 


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continua perfetto. Bibì e Bibò mi sosti- 
tuiscono in tutto, firmano gli esecutivi 
dei discorsi che hanno incredibilmente 
imparato a ruotare. Nessuno nota la 
loro firma al posto della mia. Alle 
impiegate che di ufficio in ufficio si 
passano i fogli, interessa solo un 
segno a penna sotto l'ultima riga. Ogni 
tanto, di proposito, consegno a Clara 
gli esecutivi dei discorsi e non li firmo, 
le dico di inoltrarli così come sono. La 
soddisfazione delle impiegate nel 
rispedirmi indietro quei fogli con la nota 
che non sono firmati è incontenibile. 
Guardo Clara entrare con quei fogli ad 
occhi bassi, impaurita, leggo la nota 
d'accompagnamento, scritta enorme: 


"manca la firma". Non resta che 
controllare chi ho reso felice. È la mia 
buona azione, il mio fioretto, l'indul- 
genza che perdona le mie colpe. 
Prendo quei fogli, firmo con frasi come 
"frigida frigidarum" "ciapel su" e li con- 
segno finalmente completi a Clara. 
Sulla mia scrivania c'è la copia 
dell'ultimo discorso, Bibì e Bibò hanno 
scritto il nuovo testo per la campagna 
di informazione a favore della 
Biopiùpura, una società che produce 
depuratori d'aria per la casa: 
" l'effetto di pollini, ozono, inquinamento 
atmosferico nelle case" 
il testo continua con il sagittario che tra 
le sfighe provoca 


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"una sensazione di stanchezza, una 
pelle dura dall'aspetto di cuoio cotto". 
Mai e poi mai possono dire, anzi, posso 
dire, visto che ufficialmente quella 
firma è la mia, che l'inquinamento rovina 
l'aspetto esteriore facendo venire la 
"pelle dura dall'aspetto di cuoio cotto", 
è la fine. In un comunicato solo vanno 
in fumo ciminiere, inceneritori, raffinerie. 
Non so come, il super mega lo viene a 
sapere prima della messa in onda, è 
lui a bloccare tutto. 

Volo a Parigi. Aspetto in hotel 3 giorni, 
finché una segretaria del super mega 
giga telefona e m'informa tramite il 
direttore dell'albergo che devo tornare 
Speedy Gonzales a Milano. 


Torno, sulla mia scrivania trovo la 
copia della lettera già firmata del 
licenziamento, è la prima cosa che 
l'Allergich fa firmare prima dell'assun- 
zione. La dichiarazione della riscossione 
della liquidazione, una liquidazione da 
favola, il passaggio dell'automobile e 
dell'appartamento, 10 assegni in bianco 
dei miei conti correnti. Mi rovinano, 
quello che sono non vale più niente. 
Firmo tutto. Mentre firmo la mia povertà, 
telefona il super mega presidente 

- novità? - 

- Bell - dico io 

- scusi? - 

- Bell - 

- dottor Matteo, mi sente? - 


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- Bluuuuuu - 

- pronto mi sente? - 

- Sì sì la sento presidente - 

- novità? - 

- Bluuu - 

- cosa blu? - 

- Bell - 

- beli? - 

Andiamo avanti così per un po', finché 
lui non pronuncia la parola magica 

- Bluebell. - 

Saluto Clara che ascolta divertita, 
chiudo la porta, chiudo. 
Il mio appartamento è stato svuotato di 
mobili, vestiti, alimenti, saponi, rasoio, 
filo interdentale, piatti, posate, scarpe, 
documenti, tende, elettrodomestici, 


tutto. Cielo, anche il mio stick profu- 
mato d'arancia, introvabile! Solo Igna 
si è salvata perché abita sul pianerot- 
tolo davanti all'ingresso. 
Telefono a Giulia 

- Giulia mi sono licenziato - 
la forma va sempre rispettata, mentre 
inspiro malinconico per dirle che ho 
bisogno di lei, mi dice con voce lirica 
dal diaframma più spinto 
- chi - u - so ! - 

Giulia è diventata una vera minimalista 
espressiva. Quel "chiuso" dà la stessa 
emozione del "pentiti" del Don Giovanni. 
Anni di prove, di studio di delicatissimi 
accorgimenti, per far uscire nel 
momento giusto un chiuso stupendo. 


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Per la prima volta Giulia si sente indi- 
spensabile, non aspetta altro, final- 
mente come le sue colleghe, gioirà del 
mio errore. È un altro esecutivo non 
firmato, un'altra opera di bene. 
Mi è rimasto un telefonino, un vaso 
con una piantina di quercia da far fiorire, 
che non so dove metterò quando 
diventerà alta 10 metri, e Caco Lucio. 
Cielo! Caco Lucio, ci sarà ancora? 
Telefono subito al maneggio, Caco 
Lucio non lo vedo più da Palmira e lo 
sento solo per telefono 

- sente? - 

Mi dice lo stalliere 

- raglia - 

- sente? Mangia - 


- sente? - 

lo non sento ma mi rassicuro. 
Caco Lucio è l'unico al quale telefono 
regolarmente ogni tre giorni, lo stalliere 
è sempre gentile, sa che per Caco 
Lucio non bado a spese. Il maneggio 
non risponde, esco immediatamente 
per andare da Caco Lucio, un carro 
attrezzi sta rimorchiando la mia 
macchina, no, la mia ex macchina che 
l'Allergich è venuta a prendere. 
Flash, la valigetta del casinò è ancora 
sotto il sedile dalla gita a Montecarlo, 
corro verso il carro attrezzi e la recupero. 
Chiamo un taxi. 

Caco Lucio mi aspetta, tenta con un 
guizzo diabolico di mangiare Igna, la 


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salvo miracolosamente. 
È ingrassato di 6 tonnellate, più che un 
asino sembra un ippopotamo felice. Lo 
accompagno fuori per una passeggiata, 
fa una smorfia brutta, non gradisce 
terreni volgari, ma è contento. Dopo 
Giulia è il secondo che rendo felice, 
terzo Pippo, quarto Bobi, quinto forse 
io. Con Caco Lucio da una parte, la 
valigetta e Igna dall'altra, sembro un 
personaggio da film del signor Sergio 
Leone. Dopo una lunga passeggiata lo 
riporto nel suo box e gli pago un vitalizio 
da paradiso di sabbia. Mentre vado via 
mi guarda preoccupato, lo sa che 
prima o poi finirà in un piatto. Torno. 
Trovo la porta del mio appartamento 


piombata, con un cartello arancio con 
scritto: "Ipericolone! Vietato aprire 
inagibilità temporanea attendere il 
benestare del servizio manutenzione" 
sotto il cartello, una lettera dell'ammi- 
nistratore: "...spiacente, scuse, dispia- 
cere, perdono, capisca... lasci l'appar- 
tamento". 

Cerco di telefonare all'amministratore, 
sento una voce elettronica 
- Il suo abbonamento è stato disabilitato 
alle chiamate in uscita a quelle in 
entrataaa - 

- ma vaaa. - 
Getto il telefono. Esco dalla mia ex 
residenza, respiro profondamente, 
Milano puzza di schifo, ma respirare è 


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bello. Bene, polmoni incoscienti, vestito 
che fa ancora la sua bella figura, scarpe, 
portafoglio, valigetta piena di soldi, 
vaso con quercia impassibile. Comincio 
a sentirmi pesante. Sorrido e scuoto 
continuamente la testa. Mi dirigo verso il 
centro ed entro nella prima banca 
popolare del vino della Valsugana, per 
depositare i contanti. 
Mentre sono in coda, mi rendo conto 
dello sbaglio. Se deposito quei soldi, in 
20 minuti l'Allergich li requisisce. 
Esco dalla banca e vedo lui: il casso- 
netto. Insieme alle panchine, il cassonet- 
to è una delle cose più buone che 
esistono, è piacevole riempirlo di 
sacchetti puzzolenti, accetta tutto 


senza commentare, è un vero amico. 
Il cassonetto è il barbiere d'una volta, 
o la parrucchiera d'oggi, sa tutto. 
Conosce i particolari più intimi, sa cosa 
mangio, quanto mangio, se sto bene o 
male, se ho gente a cena. Sa se cucino 
bene, più sono gli scarti, più la cena fa 
schifo. Rimango con lui a chiacchierare, 
si chiama Rifiù 

- non sopporto chi introduce i rifiuti 
negli altri cassonetti, non sono degni 
neanche di chiamarsi immondezzai. 
Cassonetti per pile scariche, batterie 
d'automobili, carta, vetro, lattine, 
plastica, medicinali scaduti, oppiacei, 
cibi biologici, scarti da giardino, pini di 
natale, e l'ultima novità, il cassonetto 


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freezer per i congelati scaduti. Devo 
sempre discutere con tutti, prima è 
arrivato un televisore nuovo, come 
semplice rifiuto è logicamente mio, 
i cassonetti della plastica, del vetro e 
degli oppiacei invece dicono che è il 
loro. Ho chiuso quei tre coperchi 
imberbi chiedendo: ammettiamo che 
sia vostro a chi va, oppiacei, plastica o 
vetro? Dividi et impera. - 
È bello liberarsi, busso, alzo con 
delicatezza il coperchio, Igna mi 
guarda tristissima, Rifiù mi dice 
- cosa fai? Guarda che non ho voglia 
di litigare con quello degli scarti da 
giardino, è il triplo di me! - 
Apro il più possibile e plaff! Getto la 


mia preziosa valigetta piena di sogni 

mai sognati. 

Rifiù dopo tanti anni di lavoro è il minimo 

che si merita, mi guarda commosso 

e dice 

- grazie. - 

Via, via, chips, chips, dududududu ci 

bon cibonbon. 

Provo un'emozione sciolta di libertà, la 

stessa della mia prima libera uscita da 

ragazzo con l'amico Max: "presi per 

incantamento". Quanti anni inutili per 

riviverla. 

Vedo la valigetta in radica, seria ed 

elegante in mezzo a quei sacchetti 

allegri, colorati e ben nutriti, è in buona 

compagnia, Rifiù si sta chiudendo, 


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tento di recuperarla ma è quasi vuoto. 
Mentre sono penzoloni, sento due 
persone che commentano schifate 
verso di me, mi spingo fuori e dico 

- porco cane la mia professoressa 
d'italiano ha gettato le chiavi di casa - 

- ah, vuole che chiamiamo i vigili? - 
Non capiscono l'importanza che ha 
per me la professoressa 

- non fa niente, ne ho un doppione a 
casa - 

- ah ah - 

è il loro commento. 

Guardo rassegnato per l'ultima volta la 
mia valigetta sul fondo e mi allontano 
con Igna radiosa in mano. Rifiù, senza 
guardarmi, si richiude. 


Max è un amico da sempre, è un 
rugbista professionista. Lo chiamo per 
chiedergli se conosce qualcuno che 
può ospitarmi con Igna per qualche 
giorno, nel suo stile mi dice 
-vieni - 

e chiude la comunicazione. 
Il suo appartamento, quando si riesce 
a vedere dopo le pulizie, è lussuoso, 
grande, elegante, dall'atmosfera orien- 
tale. La cucina un gioiello d'acciaio, 
regge il confronto con quelle dei 
ristoranti più attrezzati. Max mi accoglie, 
mi nutre, mi sostiene. È quasi sempre 
via, trasferte, allenamenti, nazionale, 
tournée. Quando siamo insieme 
l'accordo è totale, lui beve birra, io 


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vino. Parliamo pochissimo, gli unici 
suoni famigliari sono il pfaff delle 
bottigliette e il poff del sughero. 
Siamo stesi sul tappeto di pelo di 
cammello davanti al camino, con i 
nostri bicchieri in mano, Max in uno 
sfogo amaro dopo l'ennesima sconfitta 
in nazionale, mi dice 
- finché continueremo a bere birra 
e non vino, non vinceremo. - 
Non capisco se mi prende in giro 
o parla seriamente, probabilmente 
entrambe le cose. È inutile tentare di 
imitare gli altri per batterli, se vuoi 
vincere devi esserci portato, si nasce 
vincitori, si vince solo imponendo il 
proprio stile, seguendo fortissimamente 


le proprie inclinazioni, altrimenti è 
meglio lasciar stare. Vino contro birra, 
stile contro rudezza. 
Max è il primo italiano a fare una meta 
nel più grande tempio del rugby mon- 
diale, un onore sportivo paragonabile 
solo alla vincita nella gara di salto in 
ovulo dello spermatozoo. Per Max non 
c'è nulla di sbalorditivo, non conserva 
un solo ritaglio dei giornali che lo 
ritraggono. È capace, per una parola 
dell'allenatore, che lui ritiene poco 
educata, di rinunciare a tutto, gli 
allenatori lo sanno e quando si rivolgono 
a lui, si esprimono con garbo dicendogli 
- scusi signor Swarovski, potrebbe 
scavalcare il primo centro nel prossimo 


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schema che proveremo? - 
L'appartamento di Max è il centro del 
mondo, arrivano femmine d'ogni tipo e 
da ogni luogo, con una preferenza per 
le artiste sudamericane, sembra l'ufficio 
stranieri della questura, sezione fem- 
minile. Per ripagare la bontà di Max, 
convinco le ragazze che lui porta in 
appartamento, a fare le ballerine nelle 
discoteche e trattengo una percentuale 
dal loro cachet. Si trasforma presto in 
un vero lavoro, sono serio ed impe- 
gnato come all'Allergich primi tempi, 
voglio farlo diventare un affare. 
Più aumentano gli impegni, maggiore 
è la mia delusione. 
Mi sento solo, Maria, la signora delle 


pulizie è l'unica che mi chiede, anzi 
urla, mentre passeggia con l'aspirapol- 
vere 

- come sta signor Matteo? - 
La guardo riconoscente, faccio finta di 
dire "bene" con le labbra, tanto non mi 
sente. 

Passo il tempo libero a togliere il 
guscio dai semi di zucca tostati e salati. 
Tee, un solo millimetrico colpetto con 
gli incisivi e si aprono come ostriche 
nel mare, altri due colpetti sui bordi 
della buccia, tee tee, il seme è libero e 
mangiabile, montagne di gusci che si 
infilano ovunque. 

Finiti i semi, l'angoscia mi spinge, rico- 
mincio con Animula. Dopo pochi giorni 


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arriva il primo libro delle lettere a 
Lucilio di Seneca, il giorno dopo il 
secondo, il terzo giorno il terzo, tutti da 
leggere entro le 8.00 della mattina. Nel 
terzo libro, nell'ultima pagina c'è scritta 
a penna una domanda con un numero 
di telefono 

"e la tua casa? Domani per le 8.00". 
Animula è riuscita ancora una volta a 
stupirmi. La mattina alle 8 invio un 
messaggio con il numero della lettera. 
Tutto come prima, cambiano solo i 
libri, le circostanze, gli uomini, io, è 
cambiato tutto. 

Voglio anch'io affaticare le passioni, e 
la mia casa? In tre giorni leggo da 
Seneca quello che è meglio sapere. 


Anni d'esperienze, di scuola, di sacrifici 
risparmiati, l'arma perfetta per annullare 
il teorema di Pasquale, troppo perfetta. 
Come una ballerina sul palco, Alcoola 
entra nella mia vita. Senza soldi, senza 
casa, senza paure. Diventa un'altra 
ospite fissa di Max. La sua preoccupa- 
zione più grande è di poter guardare la 
telenovela "Maria te amo" di un canale 
in lingua spagnola, la parabolica è 
l'unica cosa che pretende per venire a 
vivere da Max. Alcoola è una splendida 
femmina mulatta, vive allo stato brado. 
La sua vita consiste in: ballare, bere 
rhum, divertirsi, bere rhum, riposarsi, 
divertirsi, bere rhum, ballare e di segui- 
to ciclicamente, non concepisce altro. 


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Ora la cantina dell'appartamento è più 

fornita: birra, vino, rhum. 

Alcoola ha abitudini che creano qualche 

problema 

- lo sai Alcoolina, tanti tanti anni fa, 
vennero dall'Oriente dei ricchi signori a 
visitare il nostro paese, scoprirono 
schifati che i nostri nobili, invece di 
soffiarsi il naso con un fazzoletto, 
come facevano loro da secoli, se lo 
soffiavano e basta come fai tu - 
Alcoola ascolta con attenzione e mi 
dice 

- fasoleto? En todo Caribe non esiste - 
ale, penso io. 

Alcoola mangia tutti i semi di zucca, 
ma il vero problema è con la signora 


delle pulizie. Maria scopre di giorno in 
giorno che Alcoola non sa cucinare, 
stirare, pulire, usare la lavatrice, rifare 
il letto, passare l'aspirapolvere, lasciare 
la cucina in ordine, mettere le scarpe 
nella scarpiera, mettere i vestiti 
nell'armadio, rispondere al telefono. 
Maria sopporta tutto, ma non capisce 
come mai nella biancheria da lavare 
non c'è mai della biancheria intima 
femminile, cerco di convincerla che 
Alcoola è gelosissima dei suoi 
indumenti intimi, li tiene nascosti e li 
lava personalmente. Maria che ha 
accesso ad ogni angolo della casa non 
ci crede, le dico allora che Alcoola usa 
solo indumenti intimi usa e getta 


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- in America è tutto così signora 
Maria. - 

Maria non ci crede, cerca per la prima 
volta di parlare ad Alcoola, le chiede 
gentilmente a gesti dove sono i suoi 
indumenti intimi. Alcoola che sa essere 
molto espressiva, si alza in piedi, si 
slaccia i jeans che la tagliano in due e 
li lascia cadere fino alle caviglie, 
rimanendo nuda. 

Maria scopre l'inaccettabile: Alcoola 
non usa la biancheria intima. 
Alcoola crea problemi anche con Max. 
Una sera Max esce dalla sua camera 
e si presenta con un guscio di seme di 
zucca con segni di rossetto, si rivolge 
ad Alcoola, lei sa benissimo che quella 


stanza va rispettata. Alcoola lo guarda 
impaurita attraverso il bicchiere 
ambrato dal rhum e gli fa l'espressione 
più dimessa possibile, Max le dice 
algido, mostrandole il guscio: 

- sotto il mio guanciale - 

Alcoola che non sa cos'è un cuscino, 
capisce che la situazione è drammatica, 
io guardo come pietra 

- capito? - 

Le chiede Max, gettando nella pattu- 
miera la buccia che tiene in mano 
come un rifiuto tossico. 
Max non torna mai come prima dalle 
partite, fasciature, ingessature, cerotti, 
tutori; può sopportare un uomo di 120 
chili che cammina sulla sua faccia, 


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lasciando il segno dei tacchetti tatuatori, 
ma uno sporco guscio di seme di 
zucca sotto il guanciale, no. 
Tutto questo non lascia presagire 
buoni auspici. So che dovrei abbando- 
nare Alcoola sull'autostrada, mi dispiace 
lasciarla, è talmente inconsapevole da 
chiedermi: 

- che hotel è quello dove escono tutte 
quelle persone? - 

- Non è un hotel Alcoola, è una chie- 
sa, sono andati a messa - 

- messa? - 

- Sì, sono andati a trovare Cristo - 

- Cristo? - 

- Sì, Cristo, Gesù, il Redentore - 

- quelo dela pelicula magro con barba 


enchiodado? - 

- Sì quello ma un po' più vecchio - 
mi guarda dubbiosa e dice 

- vechio? - 

- Quello che hai visto era un attore 
che recitava una storia di tanti anni fa - 

- tanti anni? - 
-Sì- 

- lì dentro a mirar la pelicula? - 
Le mancano più di duemila anni, fuori 
dalla storia siamo dispersi, le rispondo 

- sì - 

Alcoola spesso parte, non si sa dove 
va, con chi va e per quanto sta via. 
Quando non c'è la casa diventa triste, 
mi rimane solo Animula. 
Mi spedisce un pacco sigillato, con 


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scritto sopra 

"Aprire solo in caso di pace. Presentarsi 
al cinema prima delle 22.00 di domani", 
l'indirizzo indicato è di un cinema di 
Napoli dove proiettano un film con il 
signor Massimo Traisi. 
All'uscita, mi consegnano una busta 
con scritto 

"dove l'uomo ha saputo vivere". 
L'itinerario della busta è di 15 giorni, 
prevede la città, Sorrento, la costiera 
amalfitana e le isole. Rimango più a 
lungo, per mantenermi vendo jeans 
contraffatti ai turisti. Mi sto scaldando 
al sole che scivola tra le foglie di un 
limone, apro il pacco, schizza fuori la 
raccolta di poesie, Ossi di seppia, del 


signor Eugenio Montale, mentre quelle 
emozioni mi deviano, penso, prima di 
morire, che devo vedere il Cenacolo. 
È tempo di tornare, è passato più di un 
anno. 

La porta dell'appartamento di Max 
come sempre è aperta, se torno dopo 
10 minuti o dopo 10 anni, l'apparta- 
mento è sempre in quelle condizioni, 
solo Maria può cambiarle. Alcoola mi 
guarda come un estraneo, non sembra 
ricordarsi di me. Max sembra felice di 
sembrare felice nel rivedermi, riesco 
appena a salutarlo, sta partendo per la 
nuova tournée della nazionale nei mari 
del sud. 
Non è cambiato nulla. Non possiedo 


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nulla, non posso perdere nulla, non 
desidero nulla, mai stato così bene, un 
passerotto di cento chili che vola felice 
da una panca all'altra. Max provvede a 
tutto senza farci mancare niente, per 
lui, nato nella ricchezza, quella dei 
signori da generazioni, è un dovere 
condividere la sua fortuna. 
Passano mesi, Max non torna, è sparito 
a metà tournée, qualcuno dice per uno 
sgarbo dell'accompagnatore ufficiale, 
qualcuno perché è sparito e basta, 
perché Max è Max. Mentre sfoglio un 
giornale sportivo per cercare sue 
notizie, leggo nella formazione di una 
squadra di pallavolo femminile, il nome 
di Samantha, da quel momento diventa 


la mia costante ricerca bibliografica. 
Dopo 9 mesi Max rientra, Alcoola sta 
mangiando semi di zucca e bevendo 
rhum, Majalin una sua cuginetta, 
nuova ospite fissa, semi di zucca e 
cocktail con dentro cose che da noi 
non hanno un nome, io sono in piedi 
ad ammirare la meraviglia del 
microonde che scioglie invisibile il 
lardo sul pane. 

- Ciao Max com'è andata? - 
Max mi fa la sua espressione migliore. 
La usa solitamente quando va a caccia 
e sente la preda, il suo prossimo gioco 
preferito, annuisce leggermente, sporge 
le labbra verso il centro della bocca, 
occhi illuminati leggermente socchiusi 


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e parte, come un re in parata. Quando 
è in quella posizione da ferma, ci rimane 
per un tempo variabile, mi basta 
guardarlo per capire la qualità 
dell'incontro. Due secondi vuole dire 
bella, grande scontro, cinque secondi 
molto bella, grandissimo scontro, dieci 
secondi, visti solo una volta, vuole dire 
schianto mortale. Max non distingue il 
letto dal campo, i vigili sono già venuti 
parecchie volte, chiamati dai vicini 
perché "lì dentro, orge stupri, assassini 
satana bianco e nero, puzza, sporco, 
indecenti, arrestare, buttare la chiave". 
I vigili bussano, Max manda ad aprire 
la nuova compagna di squadra così 
com'è in quel momento, i vigili si 


commuovono. 

Il mio lardo è ormai sciolto, Max 
risponde alla mia domanda di "com'è 
andata", annuendo per 11 secondi, 
quello è l'ultimo posto che vedrò. 
I giornali con le imprese di Samantha 
si accatastano, mi sono appassionato 
alla sua squadra. Mentre li sistemo, 
trovo così parlò Zarathustra del signor 
Friedrich Nietzsche. È l'ultimo libro 
spedito da Animula, ma questo non è 
lo stesso libro che sto leggendo, il mio 
è inzuppato di rhum e, mentre lo 
leggo, l'odore m'infastidisce. Questo è 
senza odori, è diverso, cerco il mio e 
mi trovo con due libri identici in mano, 
uno al rhum l'altro no. In un baleno 


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la verità: Animula è Max. Quel bastardo, 
Animula Max, che dalla sua finta 
indifferenza si prende gioco di me, 
come uno stregone che vuole prendermi 
o perdermi l'anima. Max ha tutte le 
qualità per essere Animula, mi cono- 
sce, conosce i classici come io conosco 
le allergie, è un guerriero coraggioso, 
non gli interessa di "vivere da uomo 
libero ma di vivere tra uomini liberi". 
Animula è il suo gioco raffinato ed io il 
suo cricetone da esperimento. Forse 
vuole rovinarmi per la mia indole da 
Superciuk, il supereroe avvinazzato 
del fumetto di Magnus e Bunker che 
ruba ai poveri per donare ai ricchi. 
Forse mi vuole aiutare per diventare 


uno dei "tra". 

- Max è tuo il libro? - 
Annuisce 

- ti è piaciuto? - 
Max annuisce dicendo 

- rinnegato, ritornerò tra voi - 
mentre gli mostro la copia gemella gli 
chiedo 

- è tuo anche questo, sei tu Animula? - 
Max scuote la testa per dirmi di no. 
Max non è Animula, non sa mentire e 
neppure chiedersi cose d'altri. 
Peccato, mi dispiace, perché non è 
Animula? Haaaaaa, dolore. 

Dopo pochi giorni sono nella periferia 
di Cesena, tra capannoni d'artigiani e 
campagne ordinate. Davanti ad un 


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fosso, con una lacrima d'acqua nel 
centro, vedo un cartello storto e 
arrugginito con scritto Rubicone, le 
indicazioni di Animula sono di trovare il 
cartello e di recarsi al bar "si viene e si 
va" sulla strada principale, dove devo 
ritirare un pacco. Nel pacco che mi 
consegna un barista asciutto, il De 
bello gallico di Caio Giulio Cesare, "da 
leggere in loco entro le ventiquattro", 
come indicato da Animula sulla pagina 
di copertina. Nell'introduzione del libro 
le parole di Theodor Mommsen sulla 
creazione di Cesare "...durata oltre le 
migliaia d'anni che hanno cambiato 
religione e stato al genere umano e 
che hanno mutato persino il centro di 


gravitazione dell'umanità", bourbon 
triplo liscio, bere in un sorso, bicchiere 
d'acqua con ghiaccio a parte, please !!! 
Comincio in quel bar fumoso ad 
addentrarmi nella lettura della guerra 
di Gallia. Lo stupore si moltiplica ad 
ogni pagina. Fuori a pochi metri, quel 
fosso sporco diventa il più importante 
della storia grazie all'autore di quel 
libro. Un uomo che conquista, creando- 
lo, l'intero mondo, non può che scrivere 
così. "Alle persone assennate tolse la 
voglia di scrivere". 
Cieloooo! 

Respiro anch'io! 

Quel fosso posso saltarlo a piedi, ma 


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mentre Cesare vi getta il dado per 

l'intera umanità, io non mi sento degno 

di gettarvi lo sguardo. Il bar chiude 

presto, finisco di leggere in macchina, 

leggo gonfio d'orgoglio l'ultima pagina 

sospesa. 

A mezzanotte si presenta un signore, 

cerca di entrare nel bar, bussa senza 

ottenere risposte. Lo chiamo, gli faccio 

vedere il libro dal finestrino, lo ferma 

con la mano dicendomi 

- lo tenga pure, devo solo chiederle se 

l'ha letto - 

gli rispondo 

- sì - 
se ne va senza dirmi una sola parola. 
Forse Animula è lui. 


Dopo la guerra gallica ho una tale carica 
che decido di rintracciare Samantha, 
voglio combattere per averla. 
Vado alla partita del sabato. Chissà se 
mi riconoscerà, dimostro 45 anni in più 
di quelli che ho e ne sento 90. La 
prima persona che noto nell'aprire la 
porta che dà sulle piccole gradinate 
laterali, è Giulia, è con una bestia di 
due metri che ha l'età di Samantha. 
Non è il fidanzato di Samantha, ma il 
suo. Giulia non mi vede. Non mi sento 
turbato, quelle sono solo mosse di 
spostamento truppe. Samantha entra 
in campo dagli spogliatoi, è bellissima, 
è cresciuta splendidamente e in 
grazia. 


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Mi vede sulle tribune, mi sorride, provo 
un piacere intenso. Vedo i suoi muscoli 
sfacciati decollare, la schiena allungarsi, 
il collo distendersi, le braccia aprirsi in 
volo per scaricare tutta la potenza con 
uno schiaffo violento, una gazzella che 
invola, Vivere, Energia, Elevarsi. Esco 
dopo la prima azione, sono commosso, 
mi vergogno. Mi nascondo nell'utilitaria 
di Max dietro il parasole, aspetto di 
vedere Samantha uscire dagli spogliatoi, 
sembro un palo da rapina. 

- Toc toc - 
fucilata sul finestrino 

- ciao Matteo - 

è Samantha, gli spogliatoi sono dalla 
parte opposta 


- ciao Samantha mi riconosci? - 

- Certo, sei venuto a vedermi giocare? - 

- Sono pazzamente innamorato di te - 
le dico senza guardarla. 

Cos'altro posso dirle dopo il de bello 
gallico? Giri di parole? Cenette fasulle? 
Regali regalini? Messaggi poetici? 
Telefonate carine ma non pesanti? Ore 
di finzioni con sorrisini? Sono o no un 
discendente di quei guerrieri coraggio 
e onore veni vidi e vici, razza latina, 
Civiltà romana? Lei la donna Samantha, 
la mia piccola adulta bellezza mi dice 
teneramente 

- che matto che sei, hai visto la 
mamma? - 

- Sì ma non m'ha visto, sali, ti porto 


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in qualsiasi posto del globo terracqueo - 
Samantha si allontana senza dirmi 
niente. Mentre va via, sono pietrificato 
con le mani sul volante. Non capisco 
cosa succede, ho detto le cose 
sbagliate, ho perso la battaglia più 
importante della mia vita, proprio nel 
momento in cui mi sento più armato 
e addestrato, voglio piangere di rabbia 
e schiantarmi, Samantha se n'è andata. 
Mentre stringo il volante, sento aprirsi 
la porta della macchina, un profumo 
fresco mi colpisce, Samantha si siede 
sorridendomi, sdilinquisco 
- ho detto alla mamma di andare, 
come stai? - 
-Bene, a te non c'è bisogno di chie- 


derlo splendida femmina - 

- grazie mi sembri un po'esagerato, ne 
è passato di tempo! Ti è piaciuta la 
partita? - 

- Non l'ho vista, eri troppo bella da 
vedere per più di cinque minuti, queste 
cose sono mortali per me - 

- ti va di fermarti a bere qualcosa? - 

- Volentieri - 

In pochi giorni mi deraglia, è di una 
bellezza abbronzante, riesce a stupirmi 
continuamente. Samantha è energia, 
ha sempre la concentrazione di un'atleta 
alla partenza dei cento metri, ricorda 
tutto con una memoria sbalorditiva, 
ogni cosa con lei, anche nei minimi 
particolari, lo è per sempre. È la 


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delicatezza, l'unica cosa che mi chiede 
del mio passato è: 

- hai letto, memorie di Adriano? - 

Le dico di sì, ma in realtà lo leggo la 

sera stessa. Di nuovo, mi viene la 

sensazione forte, che quell'Animula, 

è proprio lei che mi prepara per 

riconoscerla. 

Le parlo di Animula 

- Matteo, perché mandi dei soldi ad 
una che ti spedisce i libri che vuole lei, 
invece di scegliere i libri che vuoi tu? - 
Non può essere Animula. 

Sono imbarazzato a farmi vedere con 
lei. Il contrasto con quello spettacolo 
genetico, fa fare commenti a tutti. 
La presento a Max, la guarda ovunque 


per venti secondi, poi mi sussurra 
nell'orecchio qualcosa che non riesco 
a capire, sembra un sibilo di un 
serpente a sonagli. 

Samantha, nel riportarla a casa, mi 
chiede se il mio amico è normale. 
Sono curioso di sapere che impressione 
ha fatto a Max 

- Max, cosa m'hai detto quando hai 
visto Samantha? - 

Sta guardando un documentario sporti- 
vo sul pugilato dal titolo "Quando erava- 
mo Re", sembra incredibile ma è com- 
mosso e mi dice tranquillo 
- assssassssina. - 

Cielo! Non sarà tanto invidioso da 
piangere? Mentre temo per la mia 


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Samantha, continua a guardare com- 
mosso quel documentario, lo guardo 
con lui. 
Me we 
mewe, ionoi, 

la poesia più bella, pronunciata da un 
pugile, Muhammad Ali davanti a 2000 
Bibì e Bibò di Harvard che lo guardano 
come si guarda un pugile suonato, lo 
noi, la responsabilità di esisteRe. 
Finito il documentario, Max va in cucina, 
apre il frigo e vede la desolazione. Mi 
chiama, molto nervoso, compitando le 
parole, dice 
- frigo, senza, mie, birre - 

- non ci sono Max, non era rimasto 
altro, le hanno bevute tutte Alcoola e 


Majalin - 

guardo il mondo che finisce senza dire 
niente, senza oppormi, senza fare il 
minimo sforzo per salvarlo. Non voglio 
essere inchiodato anch'io, assumen- 
domi, inevitabilmente, la responsabilità 
di tutto. Neanche le birre sono riuscito 
a salvare, sarebbe stato un inizio, il 
segno di un cambiamento, salvare 
almeno una birra dalle due satanasse 
assetate, invece no, guardo e sprofondo. 
- La birra no! - 
Mi dice sconsolato. 

È finita. Prendo Igna e mentre esco gli 
dico 

- scusami Max, grazie. - 
Non dico nulla a Samantha, le chiedo 


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solo di tenermi Igna. Si accorge che 
sto troppo tempo nei bagni di bar e 
pizzerie, soprattutto quando mi rado la 
barba. Mi invita nel suo appartamento. 
- Se tieni in ordine la casa, puoi venire 
a stare da me. - 

Dopo giorni di ostelli, sono di nuovo su 
un letto dove si dorme consecutiva- 
mente per più di 15 minuti. Samantha 
lavora molto, fa la maestra d'asilo e 
nelle ore libere la bambinaia in case 
private, torna, si cambia e via agli 
allenamenti. Samantha vuole essere 
indipendente in tutto e da tutti, è tutta 
sola per sé. 

Trovo un lavoro come operaio, misurano 
il tempo che impiego per arrivare dagli 


armadietti, mi mettono al reparto 
saldatura, l'unico dove non ci si 
muove, otto ore d'abbronzatura gratis. 
Quando sono con Samantha sembro 
un ricco sfondato che torna dai tropici 
per mostrare con albagia il suo 
Topkapi a tutti, se sbottono la camicia 
sembro coperto dal fondotinta. 
Al secondo mese d'abbronzatura, 
Samantha mi chiede per l'ennesima 
volta che cosa saldo e per l'ennesima 
volta le dico 

- giunti cardanici - 

- ma a che cosa servono? - 

- Non lo so - 

- come fai a non saperlo? - 

- Non lo so, sono gialli - 


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- da domani stai a casa - 

- perché? - 

- Perché devi sapere quello che fai, 
lo fai per sempre, non il sempre della 
tua vita, ma il sempre per sempre, 
cosa ti piacerebbe fare? - 

- Non lo so - 

- ma avrai un'idea, un sogno da realiz- 
zare - 

- vuoi sapere quale è il mio sogno? - 
-Sì- 

- non lo so - 

mentre le guardo le mani, le dico a 
bassa voce, sperando che non mi 
senta 

- mi piacerebbe baciarti - 
arrossisce 


- vuoi baciarmi? - 
Arrossisco io 

- mi piacerebbe se non disturbo 
troppo, se ci penso sto male non 
voglio renderti infelice - 

- e felice? - 

- La felicità è una cosa da parco 
giochi, da villaggio turistico, da famiglia 
McDonald, si può solo scegliere con 
chi si vuole essere infelici, una donna 
e un uomo insieme sono troppo diversi - 

- però, sei di buon umore oggi, ma lo 
pensi davvero? - 

- Non lo so - 

- cosa intendi per essere infelici? - 

- Non lo so - 

- come non lo sai? - 


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- Non lo so - 

- Matteo, Matteo - 

- dimmi - 

- piantala di fare lo scemo! Voglio 
essere infelice con te - 

il guerriero latino che c'è in me si 
risveglia, l'accompagno ad alzarsi e mi 
poso sulle sue labbra. Sono in estasi, 
trasporto totale, letizia assoluta. Non 
ho mai provato una cosa del genere. 
È qualcosa di totale, rapimento 
primitivo, è Samantha, materia viva 
che scLonfina, uno stato emotivo diffici- 
le da gestire perché completamente 
spontaneo, naturale inatteso autonomo. 
Corpi madidi, rugiada che disseta 
come la Coca Cola. È unione, amore? 


L'infelicità ha fianchi sublimi. 

Si addormenta, è un angelo dolcissimo, 

giuro che oserò ancora, solo se sincero, 

cosciente, solo se reale. 

Si sveglia e mi chiede 

- cosa fai ancora lì a leggere, è così 
bello? - 

- E' il Walden o vita nei boschi di 
Thoreau - 

- cioè? - 

- Hai presente quei vestiti che ti 
passa tua mamma fuori moda che 
indosso a te sembrano alta moda? - 

- Dici sul serio? - 

- Sì, dico dico, stessa cosa, si può 
vivere con poco e scoprire che è 
meglio. Vivere nella natura ci dà il giu- 


go 


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sto valore delle cose, è stato il proget- 
to di Thoreau, la natura è piena d'infi- 
nite ragioni che non furono mai in ispe- 
rienza - 

- isperienza, esperienza, è vero, bello 
questo, bravo Walden, quando ho 
visto le prime lucciole, una magia - 

- non l'ha scritto Thoreau è di 
Leonardo da Vinci - 

- pensavo fosse di Matteo dai boschi di 
Vinci, non puoi leggerlo domani? - 

La guardo mentre i suoi occhi calmi si 
chiudono lentamente per far entrare 
nei polmoni uno sbadiglio leonino da 
20 litri 

- no devo leggerlo per domani 
mattina - 


- perché? - 

- Perché devo rispondere ad una 
domanda - 

- che domanda? - 

- Quando diventiamo immortali - 

- ancora quella là che ti manda i libri 
che paghi e che non scegli? - 

- Sì, quelli là - 

- un libro è bello se lo leggi quando ti 
va, quando moriamo, notte - 

- quando moriamo cosa? - 

- Diventiamo immortali, notte - 

- notte - 

La mattina arriva sul telefonino un 
semplice punto di domanda al quale 
rispondo al numero del mittente 
"libro da finire, tempo che ci vuole". 


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Subito dopo da Animula 
"Finalmente!". 

Investo poco con Animula, sono di 
nuovo un mantenuto da grazia e bontà 
altrui, mi sento inutile, ma Samantha 
dice che quello che le do, è molto di 
più di quello che lei dà a me. È una 
continua sorpresa parlare con lei, vivo 
il mondo esterno di riflesso a quello 
che mi racconta dei suoi bambini, 
nessuna volgare interferenza con il 
mondo fasullo di sempre. I bambini 
quando sono piccoli sono infallibili. 
Samantha li rispetta come futuri uomini, 
non ammette compromessi, li adora 
come figli 
- sono la ricchezza eterna, voglio che 


crescano sorridendo alla vita. - 
Mi sono talmente addolcito ai suoi ritmi 
e al suo vivere, da perdere l'uso di 
parole come soldi, tempo, peccato, 
dovere, giustizia. Che finissime teste 
di sabbia! lo noi, io noi Samantha, del 
resto possono fare quello che vogliono, 
ma che senso ha? Prendetevi tutto 
scannatevi imbrogliatevi umiliatevi 
accusatevi per possedere questa 
"aiuola", noi ci sdraiamo sopra. 
Lasciatemi gli affetti e non rompeteci 
più le palle, niente vale come il tempo 
del volere bene. 

Vivere in campagna è un sogno di 
Samantha, dopo il Walden anch'io 
sono entusiasta dell'idea. 


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Ci trasferiamo. Ci vuole un po' per 
abituarsi al silenzio, è tutto più bello, in 
città respiriamo l'inquinamento, in 
campagna liquami. 

L'affitto comprende un piccolo cascinale 
con un grande orto, comincio la mia 
carriera da ortolano. 
Saluto il mio vicino a bordo di 200 
cavalli arancio condensati in un trattore, 
taglia la terra con la precisione di 
un'affettatrice, la terra, grazie al ferro 
ben sagomato del vomere, si inchina 
ubbidiente girandosi al sole in modo 
pulito e ordinato. Uno spettacolo di 
potenza e tecnologia, le meraviglie dei 
clic, perdono importanza. 
Il mondo della campagna è al di fuori 


di tutti i canoni, esistono le "galline 
vestite", come dice un bambino venuto 
dalla città a trovare la sua maestra. Se 
voglio mangiare la gallina, prima devo 
allevarla, poi tirarle il collo. Quando 
trovo la gallina bollita nel piatto e so 
che è la Gina, la mangio con il dovuto 
rispetto da dare ad una vita sacrificata 
per la mia. Decido di diventare vegeta- 
riano, resisto per un po', poi non ce la 
faccio più a sentirmi chiedere 
- perché non mangi la carne? Haaa? 
Pensi che la verdura non soffra quando 
la raccogli? Haaa? - 
E allora cedo e mangio le galline Gina, 
Pelata, Ticchia, il maiale Emanueledue 
e Caco Lucio, che sono andato a 


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prendere, è diventato squisito. 
Finalmente posso dare una vera casa 
ad Igna, è già un alberello robusto, 
non vede l'ora di mettere radici stabili, 
la pianto dove vuole, nella zona più 
assolata, è l'albero più felice che 
esiste, mi guarda e mi dice sicura 
- fiorirò. - 

Lei compie determinata la missione: 
Crescere, Fiorire, Seminare. Vorrei 
essere al suo posto e invece sto 
appassendo senza fiorire, senza semi- 
nare la cosa più sacra, la Famiglia, 
che spreco, al posto di semenza, 
scemenza. 

Vendo gli ortaggi ai fruttivendoli della 
zona, mi riportano alla vischiosa 


prosaicità del viv€r€. 
Si avvicina l'inverno e, quando 
Samantha non c'è, sono sempre più 
solo, vecchio e inquieto. Spedisco altri 
soldi, arriva una grande scatola con 
migliaia di pezzi di plastica. Al posto 
del libretto delle istruzioni, il libro del 
signor Albert Camus, la caduta, da 
"leggere attentamente prima dell'as- 
semblaggio, non adatto ai minori di 
420 mesi". Samantha mi guarda 
lavorare su quei pezzi di plastica 
- è il mio destino stare con i bambini - 
- credo che sia un puzzle, ma non ho 
mai visto dei pezzi così - 
ci vuole il suo aiuto per capire di cosa 
si tratta 


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- questi sono come i pezzi dei Lego 
solo che sono tutti sagomati è una 
costruzione dottore. - 

Finisco di comporre la costruzione. 

- Samantha guarda! È un castello. 
C'è anche un piccolo forziere di plastica 
trasparente, sembra ci sia dentro 
qualcosa, ma è sigillato - 

- tu sei il re del castello, io sono il tuo 
tesoro, ti amo. - 

Prendo una lama rovente e taglio il 
coperchio del forziere, dentro un 
foglietto arrotolato. È un appuntamento. 
Venerdì alle 18.00 mi trovo in piena 
bufera di neve nel piazzale di una 
stazione sciistica, nel posto più desolato 
del mondo. Ci troviamo in sei, tutti 


invitati da Animula in modo diverso, 
senza sapere perché. Quattro uomini 
e due donne, nessuno sa chi è 
Animula. Alcuni sono coinvolti da 
poco, altri come me, da molto di più. 
Maria, la più giovane, ha il dubbio 
subito sfumato che Animula è suo 
marito, un modo elegante per farsi 
lasciare. Parliamo sotto la bufera per 
un'ora, ai primi segni d'assideramento, 
ci trasferiamo in un piccolo hotel vicino. 
Nessuno immagina per quale motivo ci 
fa incontrare, siamo molto provati. 
Animula ha effetti completamente 
diversi. Franco, il muratore, è un 
percussionista. Maria, ricercatrice 
universitaria, fa assistenza in un carcere 


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minorile. Carlo, il bancario, è il custode 
di un rifugio in montagna. Animula è 
varia, unica, bizzarra e imprevedibile, 
come le ordinazioni nei bar, come la 
vita. 

Attorno a quel tavolo sento l'attenzione 
sincera di tutti. L'analisi di sei vite in 
poche ore con una concentrazione 
massima. Non troviamo nessuna cosa 
in comune, sembra che Animula scelga 
le persone più lontane possibile, tutti in 
fondo siamo così, solo quando siamo 
di fronte agli altri, come di fronte a Dio, 
ce n'accorgiamo. In poche ore le 
nostre vite si sgranano come da un 
baccello, ognuna disperatamente 
bisognosa di sapere. L'albergatore 


all'una di notte ci chiede cosa vogliamo 
fare, gli ordiniamo qualcosa di caldo 
da bere, segue dal bancone i nostri 
discorsi e continua ad ascoltarci. Mario 
è un insegnante, sua moglie denuncia 
Animula, nelle indagini scoprono che 
Mario legge ai suoi studenti i libri del 
signor Ernest Renan, deve lasciare la 
scuola, adesso fa il giardiniere. Ci 
chiediamo perché continuare, se vale 
la pena rischiare tutte le certezze. 
Nessuno di noi accenna ad un ramma- 
rico, eppure nessuno conduce la vita 
di prima. 

C'è una pausa, un lungo silenzio dopo 
ore di parole, guardo gli altri, concentra- 
ti, assorti, consapevoli della responsa- 


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bilità di definire la propria vita, nessuno 
lo considera un gioco, tu decidi se e 
quanto, lei, come dove quando. 
Finalmente non siamo soli, il nostro 
vagare è meno incerto, qui, in silenzio, 
uno accanto all'altro. Forse siamo i 
primi ad essere arrivati fino a qui, 
sentiamo l'importanza delle scelte, 
degli sforzi, dei cambiamenti, siamo i 
migliori, come una squadra nazionale. 
Patres! Voglio gridare. Noi abbiamo 
cambiato le nostre vite! Noi siamo i 
guerrieri, i nuovi condottieri! Noi 
costruiremo il nuovo mondo! Forse 
l'incontro è il modo per aiutarci e darci 
forza per continuare. 
Monica è la più silenziosa, sembra 


molto turbata, probabilmente per quello 
che vuole dire 

- voglio essere acqua, utile umile 
preziosa casta, adattarmi ad ogni 
forma, scorrere libera sopra la dottrina, 
sfociare nella poesia del ^± 


VMP- 


Ci guarda in silenzio, mentre scorre, 
noi anneghiamo. 

Dopo quelle parole non c'è più nulla da 
aggiungere, ci lasciamo alle 4 di mattina 
senza indirizzi e numeri di telefono, 
solo la consapevolezza di non essere 
soli, ma più disperati. 
Al mio ritorno Samantha, come sua 
grazia, non mi chiede nulla, per conso- 
larmi mi riempie di piaceri sconosciuti, 
mi sento un'altra volta, un altro. Basta 


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una sua carezza e la vita scivola. La 
tranquillità della campagna, un lavoro 
hobby da ortolano, la pace di una casa 
con il camino, Samantha che rende 
ogni momento un evento. Samantha 
mi racconta la vita esterna che le 
raccontano i bambini, le parole più 
gravi sono maleducato e brutto, sono 
protetto in tutto. 

Ricomincio a mandare cifre modeste 
ad Animula. Mondi nuovi, nuovi modi 
di pensare, di vivere, di vedere. È un 
assaggio della fine. Samantha mi 
avvolge sempre come un mare caldo, 
non smette mai di cercare di rendermi 
felice, quando le dico 
- non farai così con tutti? - 


Lei mi risponde candidamente 
- sì. - 

Usciamo raramente, una pizza finta, 
un pasto gettato, qualche film nuovo 
copia di quelli dell'anno prima, tanto 
per sentirsi sempre meglio in casa. 
Quando le racconto le mie avventure, 
Samantha si scioglie. Confondo espe- 
rienze, viaggi, emozioni e nel raccontare 
scopro cose nuove. Samantha mi 
ascolta con la stessa totale attenzione 
dei suoi bambini con le storie preferite, 
s'incuriosisce, vuole capire cosa è 
Animula. Non voglio una situazione del 
genere, con Samantha no. È perfetta 
non deve cambiare. Cerco di bloccare 
tutto, ma ormai ha già in mano il libro 


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Fight Club del signor Chuck Palahniuk, 
sopra la copertina Animula ha scritto 
"attento l'ultima ripresa è la più dura". 
Samantha lo legge, rimane sbalordita. 
Emozioni grandissime e poetiche, 
questo è Animula con Samantha. Più 
tempo Samantha dedica ad Animula 
meno ne dedica a me, sono geloso. 

- Samantha ti fidi di me? - 
-No- 

- lo sai che Animula mi ha rovinato - 

- non dire scemate - 

- lo sai che alcuni sono morti - 

- sì, gli è caduta una pila di libri in 
testa, non fare lo sciocco - 

- ti ho fatto uno scherzo per farti 
leggere dei libri, ho inventato tutto - 


- non sei così astuto. - 

Samantha legge rapita alcuni romanzi 
del signor Bioy Casares, spediti insieme 
ad un cannocchiale senza lenti, rimane 
silenziosa per giorni poi mi dice 

- Matteo, se quello che sento fosse 
solo un'invenzione? Se fosse tutto solo 
un'illusione? Le cose che proviamo 
non saranno emozioni progettate 
costruite imballate e ordinate? E noi 
dove siamo? Stamattina ho ascoltato 
con i miei piccoli un'opera di Mozart, 
siamo rimasti incantati, un'aria m'ha 
sollevato, mi sono smarrita. Se tutto, 
ma tutto, fosse solo, fosse, un'aria di 
Mozart? 

Mi dispiace, voglio stare sola, voglio 


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capire, ho già preparato le tue cose. - 
Non riesco a dirle una sola parola. Che 
capacità organizzativa, in due minuti 
perdo un'altra volta tutto, ma questa 
volta è veramente tutto, ma va, va, 
vaaa Amadeo Animula e Matteo. 
Mi rimane solo la mensa dei poveri al 
convento di Santa Maria delle Grazie in 
città, mentre ceniamo continuo a 
ripetermi ho perso tutto, ho perso tutto, 
alzo lo sguardo, un signore siede 
sereno al centro della tavola, apre le 
braccia e con un gesto paziente chiede 
silenzio.) 


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Sorridi c \ e I o 

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